Il Vinitaly è sempre il Vinitaly. Uno di quegli eventi che possono essere vissuti in tanti modi diversi, ognuno emozionante e unico. C’è chi preferisce viverlo di corsa, inanellando stand dopo stand centinaia di produttori, chi invece preferisce non perdersi neanche una delle conferenze organizzate in occasione della manifestazione e chi invece ne approfitta per scoprire prodotti nuovi e poco conosciuti che difficilmente si riescono a trovare altrove

In ogni caso, comunque si sia scelto di viverlo, dal Vinitaly appare chiaro che il settore vitivinicolo italiano è in una fase di forte fermento, nascono nuove idee, si riscoprono vecchi vitigni, vengono creati nuovi consorzi, si rinsaldano alleanze. L’accresciuta consapevolezza del consumatore medio che non si accontenta più di acquistare un vino solo per il nome, ma vuole sapere anche da dove viene e come viene fatto, è una spinta potente per i produttori a lavorare sempre meglio, a ricercare l’eccellenza ed anche a comunicarla in modo efficace ed efficiente. Quest’ultimo campo in particolare, che era stato trascurato fino a pochi anni fa, è finalmente percepito come fondamentale per poter competere anche all’estero con gli avversari di sempre, francesi e spagnoli

Io il mio Vinitaly ho scelto di viverlo slow, per quanto possa essere slow il Vinitaly, di sacrificare la quantità a favore della qualità. Perchè il Vinitaly è anche l’occasione per salutare vecchie conoscenza e stringere nuove amicizie, è il luogo dove si ha la possibilità, impegni altrui permettendo, di sedersi un attimo a fare quattro chiacchiere con chi il vino lo fa in prima persona. Quindi, armato di ferrea pianificazione perchè due giorni sono davvero pochi a Verona, ho cercato di trasformare la grande kermesse veneta in un piccolo ritrovo intimo in cui scambiarsi vedute e pensieri sul mondo del vino oggi in Italia

 

 

 C’è una frase di Louis Pasteur che secondo me è emblematica di quello che il mondo del vino smuove nelle persone sensibili al suo fascino: “Il y a plus de philosophie dans une bouteille de vin que dans tous les livres“, ovvero “C’è più filosfia in una bottiglia di vino che dentro a tutti i libri“. Filosofia è amore per la conoscenza e la conoscenza necessaria a produrre un vino eccezionale è immensa, si acquisisce con la pratica e con l’attenzione, con la cura e con la sensibilità verso la natura. Se a questo associamo anche la conoscenza che deve essere messa in campo dal produttore per far diventare un vino eccezionale anche di successo si intuisce cosa volesse esprimere Pasteur con la sua frase

La cosa più affascinante del Vinitaly è la luce che brilla negli occhi delle persone quando parlano del loro vino, quando sono consapevoli di averti messo sotto al naso un prodotto fuori dalla norma. E’ questo quello che ho cercato in fiera, quella luce, quella fierezza, quella consapevolezza, e devo ammettere che la passione che trasuda dalle parole e dai gesti di alcuni personaggi, profondamente innamorati del loro lavoro, messa a confronto col grigiore che trapela dagli occhi delle persone in metro a Milano che si incrociano tutti i giorni dà da pensare parecchio

Lo so, ho parlato poco di vino e tanto di emozioni, però le parole servono a poco a chi non è riuscito a passare al Vinitaly, per questo sono più efficaci le fotografie, mentre è molto più interessante cercare di capire cosa questa 46a edizione ha lasciato a quelli che hanno avuto la fortuna di parteciparvi

Arrivederci Vinitaly, ciao

Articolo scritto e redatto da Federico Malgarini | Tutti i diritti sono riservati