Chi siamo noi per commentare la Storia? Quella fatta dalle persone che sono sopravvissute a loro stesse, che sono state capaci di creare, o sarebbe meglio dire plasmare, con le loro mani e la loro determinazione qualcosa che continuerà a parlare di loro nel tempo? Il cammino calcato dalle suole di chi non si è fermato di fronte all’ovvio, ma ha deciso di andare oltre, di osare. È questa la sensazione che si prova percorrendo gli sconfinati corridoi sotterranei della cantina storica della Guido Berlucchi a Borgonato. Passeggiare circondati da qualcosa come 14 milioni di bottiglie mette una certa soggezione ed al contempo affascina. Siamo là dove la moderna Franciacorta vinicola è stata fondata grazie al fortuito incontro fra Guido Berlucchi e Franco Ziliani. Due personaggi quanto mai diversi eppure capaci di materializzare un sogno grandioso nel giro di relativamente pochi anni

 

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Era infatti il 1961 quando, per la prima volta, la cantina Guido Berlucchi utilizzava il termine Franciacorta per descrivereil proprio vino spumante Metodo Classico: il Pinot di Franciacorta. Poco più di cinquant’anni che sono bastati per trasformare radicalmente un territorio che ha preso velocemente coscienza di sé e delle proprie potenzialità. E tutto grazie all’estro di un giovane enologo innamorato dei vini della Champagne e di un nobile bresciano discendente dei conti Lana de’ Terzi che aveva deciso di fidarsi di lui. Fu così che nacque nelle cantine del palazzo Lana, proprio al centro di quella che successivamente sarebbe diventata l’omonima regione viticola a DOCG, il primo Franciacorta della storia. Una delle 3.000 bottiglie che diedero inizio a questa epopea enoica è ancora gelosamente conservata nella celletta più profonda delle cantine dell’azienda, a perenne memento di quel primo parto creativo, folle e visionario

 

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Una squadra vincente che solamente un anno dopo aver prodotto il primo Franciacorta della storia decide di ripetersi presentando il primo spumante rosé italiano in assoluto: il Max rosé 1962 dedicato ad un amico intimo del Berlucchi, Max Imbert, che era particolarmente appassionato di Champagne di questa tonalità cromatica. Max rosé che ha resistito negli anni, insensibile alle mode e, ancora oggi, rappresenta uno dei prodotti di punta dell’azienda come riconoscibilità e volume. Nel frattempo la Guido Berlucchi è stata capace di evolversi e di migliorarsi fino ad arrivare alla situazione odierna che non è fatta di solo vino, ma anche di mecenatismo, di attenzione all’ambiente e di sostenibilità in senso lato. Un gruppo articolato che però non ha mai voluto perdere il legame col proprio territorio rappresentato, idealmente e fisicamente, dalla vigna del Brolo, proprio di fronte al palazzo Lana, là dove tutto ebbe inizio

 

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Oggi i prodotti Franciacorta DOCG della Guido Berlucchi sono suddivisi su quattro linee differenti per proporre un’offerta completa e diversificata al pubblico. Berlucchi ’61, Cuvée Imperiale, la linea Cellarius dedicata ai millesimati e, infine, i prodotti top di gamma della Palazzo Lana. Un ripensamento strategico portato a compimento nel corso del 2009 per differenziare al massimo la propria proposta e cercare di raggiungere il pubblico con prodotti il più possibili tagliati in funzione del target di riferimento. Oggi Guido Berlucchi non c’è più, ma è ancora Franco Ziliani, coadiuvato dai tre figli, a tirare le redini dell’azienda che continua a veicolare il buon nome della Franciacorta nel mondo

 

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Dopo la visita alla cantina ed al palazzo Lana (che racconterò in un prossimo post) è il momento del rinfresco con degustazione di alcuni dei prodotti dell’azienda. Si inizia col Satèn della linea Berlucchi  ’61, un Franciacorta sans année composto da Chardonnay in purezza e che ha riposato per 24 mesi sui lieviti. Al naso è morbido e floreale, caratterizzato da un perlage fine e persistente risulta estremamente piacevole come aperitivo. A seguire il Cellarius rosé 2008, Chardonnay 60%, Pinot nero 40% e con una sosta di almeno 30 mesi sui lieviti ha un naso molto aggraziato che si sofferma solo brevemente sui piccoli frutti rossi per poi dirigersi verso lidi di maggior finezza quali la scorza di arancia rossa e note di panificazione. Notevole il Cellarius Pas Dosé 2008, Chardonnay 80% e Pinot nero 20%, almeno 42 mesi sui lieviti che vengono affrontati con levità e leggerezza, acquisendo inoltre note di leggera speziatura che lo rendono particolare e piacevolmente insolito

 

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Una storia di successo fatta di uomini e delle loro passioni volitive, ma anche razionali, che sono stati capaci di sognare ciò che nessuno prima aveva immaginato e di materializzare ciò che avevano sognato

 

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Articolo scritto e redatto da Federico Malgarini  | Tutti i diritti sono riservati