Ogni territorio viticolo ha una specifica vocazione per una particolare tipologia di uva. Ci sono dei connubi naturalmente riusciti in maniera perfetta fra terreno, clima e varietale che danno luogo ai famosi terroir, termine francese che abbraccia l’insieme di questi tre fattori. Ma c’è poi qualcosa che va oltre il terroir, lo completa, ed è la sensibilità umana, la capacità che hanno alcuni vignaioli di interpretare correttamente ciò che la natura mette a loro disposizione, di entrare in sintonia con la vigna e capirne i bisogni e le necessità al fine di farla esprimere appieno ed al meglio

 

 

C’è un piccolo angolo di Alto Adige, idealmente racchiuso fra i comuni di Egna ed Ora, limitato ad occidente dal fiume Adige e ad oriente delle vette del parco naturale del Monte Corno, che rappresenta in maniera evidente il significato di terroir. In questa lingua di terra ampia pochi chilometri che sale in maniera marcata dai circa 200 metri di quota nel fondovalle al oltre 1.500 sui picchi ha preso dimora uno dei varietali di vite più affascinanti ed al contempo più difficili da coltivare. Un’uva i cui vini hanno ispirato poeti, conquistato regnanti e creato veri adepti, sto parlando del Pinot Nero. Su questi versanti baciati dal sole serale e rinfrescati dalle correnti ascensionali si è insediato quello che probabilmente è il vitigno a bacca nera più elegante e raffinato

 

 

Ma come dicevo prima non basta avere a disposizione un grande terroir per produrre vini grandiosi, c’è bisogno anche della sensibilità del vignaiolo, della sua passione, della dedizione e di un pizzico di estrosità. Quando si incontra Franz Haas tutte queste caratteristiche appaiano fuse all’interno di una persona: la grande passione per il suo lavoro, il rigore con cui lo esegue, il rispetto per la sua terra, il sincero desiderio di produrre un vino che sia il più possibile rappresentativo del terroir che ha disposizione. L’emozione con cui parla dell’ultima annata, in cui vede avvicinarsi un punto d’arrivo nella sua ricerca, che si trasformerà inevitabilmente in un nuovo punto di partenza, l’orgoglio con cui ti guarda mentre degusti il futuro vino dalle vasche, sono uno specchio fedele che delinea i contorni di una personalità forte e decisa, ma marcatamente emotiva, che ha tributato la propria vita alla ricerca dell’eccellenza nel suo vino

 

 

 

Si arriva quindi agli assaggi, naturalmente di soli Pinot Nero, in cui si trovano disciolte nel bicchiere tutte le caratteristiche riscontrate nella persona. L’annata è la 2009, un’ottima annata, potente ma equilibrata. Un equilibrio esaltato nel Pinot Nero “base” (spiace quasi definirlo così) di Franz Haas, ottenuto dalle uve provenienti da vigneti aventi altitudine, composizione del suolo ed esposizione diverse fra loro. Un vino che insiste particolarmente sulla frutta, dalla ciliegia matura alla prugna, con una nota più marcata di lampone. Un vino con un bello sviluppo in bocca, lungo e persistente, che chiude su toni dolci e morbidi, accattivanti

 

 

 

Ma il vero campione di casa è lo Schweizer, l’essenza del Pinot Nero di questo areale. Le vigne sono ubicate ad altezze comprese fra i 350 ed i 700 metri sul livello del mare, sono selezionate solo le parcelle più vocate, e le viti vengono piantate con densità molto alte, fino a 12.500 ceppi per ettaro. In questo modo le caratteristiche organolettiche si concentrano nell’uva in maniera esponenziale, la competizione si fa serrata ed i pochi grappoli che vengono prodotti, spesso non più di uno per pianta, hanno al loro interno tutto il succo della terra, del sole e dell’aria di cui si sono nutriti. Questa configurazione particolare fa sì che il vino nel bicchiere sia un’esplosione grandiosa, vi si ritrovano tutti sentori del fratello minore, più potenti, più maturi ed arricchiti da note intrigantemente speziate. In bocca si sente il famoso guanto di velluto tipico del varietale: il tannino, morbido e suadente che accarezza il palato lasciando il suo marchio. Un vino importante, da bere  ad occhi chiusi, a fare vedere le immagini giuste ci pensa lui

 

 

Una tappa forzata per tutti gli amanti del Pinot Nero, possibilmente da ripetere più volte

Articolo scritto e redatto da Federico Malgarini | Tutti i diritti sono riservati