Dopo aver visitato il Van Gogh Museum di Amsterdam, dove ho potuto ammirare la genialità di uno dei miei artisti preferiti, e dopo aver visto l’esibizione riservata a cinque tra le sue opere al Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid (fino al 8 febbraio 2015), non contenta, ho voluto visitare anche la mostra L’uomo e la terra al Palazzo Reale di Milano, che rimarrà aperta fino all’8 marzo 2015.

Quest anno decorre il 125° anniversario della morte del pittore olandese e molti musei europei lo ricorderanno attraverso manifestazioni ed esposizioni temporanee.

La vita dei contadini e dei frutti della terra, temi che ricorrono nei suoi dipinti -ma che fanno anche parte del tema centrale dell’Expo 2015 Nutrire il pianeta, energia per la vita (partner dell’evento)- si susseguono uno dopo l’altro e mettono in luce i paesaggi del mondo rurale e agreste della seconda metà dell’Ottocento.

L’architetto giapponese Kengo Kuma ha curato nel dettaglio l’ambientazione semi buia dell’esposizione, creando giochi di ombre sinuose e ondulate, come se il tutto fosse parte di una scenografia, posizionando la luce dal basso delle didascalie, addobbando le pareti con  tela grigia e pavimento in juta, regalando al visitatore un’esperienza immersiva nel mondo vangoghiano.

 

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Vincent van Gogh: Natura morta con cappello di paglia, 1881 | Rose e peonie, 1886 | Natura morta con piatto di cipolle, 1889 | Paesaggio con covoni di grano e luna che sorge, 1889. © Kröller-Müller Museum: Otterlo

 

Le 47 opere vengono suddivise in sei sezioni del percorso espositivo, dove vengono messi in risalto i costanti turbamenti dell’artista attraverso sguardi inquieti, pennellate irregolari e la scelta di colori per la maggior parte scuri.

La visita parte con l’Autoritratto del 1887 e la sezione “L’uomo e la terra”, per proseguire poi con la sezione “Vita rurale” dove sono raccolti molti dei suoi disegni, come la litografia in bianco e nero di Mangiatori di patate e ritratti di volti femminili cupi e tristi.

La parte dedicata ai “Ritratti” comprende il celebre ritratto di Joseph Roulin, il postino, il quale andava a fargli visita al manicomio, l’uomo dalla barba riccioluta che risalta sullo sfondo verde.

Nella sala della “Natura morta” troviamo molti quadri dipinti negli ultimi anni della sua vita, dedicati ai frutti della terra ma anche a statue e libri. Poi compare una teca, “Lettere”, è la raccolta di lettere inviate al fratello Theo, dalla calligrafia impeccabile. L’ultima parte della mostra è intitolata “Colore e vita”, dove sono presenti viaggi, colori, emozioni, sogni, come racconta Paesaggio con covoni di grano e luna che sorge.

Chissà se prima o poi riuscirò a raggiungere il mio quadro preferito, La notte stellata, al MoMA di New York. Intanto, vi lascio con questa sua citazione:

«Non sai come sia paralizzante quella tela vuota che ti fissa e dice al pittore: sei un incapace. Molti pittori hanno paura della tela vuota ma la tela vuota ha paura del pittore davvero appassionato, che la sfida e che ha già infranto il sortilegio del “sei un incapace”.»

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www.vangoghmilano.it

@culturamilano

#VanGoghMi

A proposito dell'autore

Laureata in Comunicazione, pendolare regolare ma con ritardi involontari sul Brescia-Milano, è 50% Graphic Designer e 50% Editor geek. Il suo mondo è composto di viaggi, scatti fotografici, un sito-portfolio da terminare e ha una dipendenza da Netflix e ebook su Kindle.

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