Rosa Genoni è sicuramente un nome che molti non conoscono eppure si riferisce ad una personalità variegata e forte del secolo passato.

Nata a Tirano, in Valtellina, nel 1867 fa parte di una famiglia parecchio modesta di cui lei, primogenita di 18 figli, comincia ben presto a sentirne il peso delle condizioni economiche non certo serene: scende letteralmente a valle dove viene assunta come piscinina, quello status sociale offerto alle figlie di famiglie poco abbienti e prodromo al lavoro di sarte presso atelier più consolidati; il lungo apprendistato, peraltro poco pagato, garantirà alla giovane l’acquisizione di competenze che saranno parte fondamentale del suo essere l’inventrice del Made in Italy.

Poco avvezza al ruolo sociale relegato che la società del tempo conferiva autonomamente alle donne, Rosa si iscrive a dei corsi serali con l’obiettivo di approfondire la sartoria e imparare la lingua francese, unico legame tra la Moda italiana e quella francese che, senza ombra di dubbio, imperava e pontificava ovunque.

La celebre casa di moda milanese H.Haartdt et Fils non si lascia scappare l’occasione di avere tra le sue fila questa giovinetta esperta tanto che Rosa ricoprirà il ruolo di première e poi di direttrice in un’epoca in cui il lavoro femminile era mal visto o vituperato. Alla guida di uno degli atelier italiani più in voga, la piscinina comincia ad elaborare uno stile proprio, più meditato e soprattutto libero dall’oppressione della couture francese cui spesso ci si riferiva, mancando in Italia modellisti e maestranze adatte.

Questa donna, consapevole delle proprie possibilità e forte delle proprie competenze, comincia a tratteggiare le linee di uno stile più italiano, fortemente e volutamente ancorato al glorioso passato, storico e artistico; influente è stata l’ispirazione al Rinascimento, a Botticelli oltre che alla Storia classica di cui Rosa subì particolarmente il fascino dell’antico Egitto. Il duro lavorò verrà poi ripagato nel 1906 con il conferimento del Grand Prix della Giuria all’Esposizione Internazionale di Milano.

Libertà e progresso sono state parole impegnative per questa donna che, all’alba della Grande Guerra, apre insieme al marito un laboratorio per le detenute di San Vittore cui insegna ciò che ella stessa aveva imparato e trasmettendo quindi un sapere artigianale che è alla base del Made in Italy: Genoni ha puntato fin da subito sull’italianità della sua espressione di Moda fatta di rimandi artistici e di solido ed esperto lavoro manuale, così come ancora oggi risulta essere il nostro vanto nel mondo.

Per i suoi meriti le viene conferita la direzione della Scuola di Sartoria nelle scuole professionali in cui Rosa ha profuso solide conoscenze e rispetto per la donna; l’entrata in vigore del Fascismo la forzerà a dimettersi, restando tuttavia attiva nell’ambito filantropico. Solo la morte, sopraggiunta nel 1954, ha potuto arrestare il suo animo vivace e combattente, capace di andare oltre le convenzioni e le stecche di balena per liberare la donna da oppressioni ideologiche e darle il giusto posto nella Storia.

All’ Archivio di Stato di Milano in via Senato 10 è stata inaugurata il 12 Gennaio scorso una mostra gratuita che, tra bozzetti, accessori e abiti, permetterà a tutti di conoscere e comprendere questa signora.

                       Articolo scritto e redatto da Ciro Sabatino| Tutti i diritti sono riservati

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A proposito dell'autore

Classe 1983, napoletano di nascita ma meneghino d'azione, insegnante appassionato di Italiano, Latino e Storia, da sempre sedotto dalla Moda, da quest'arte sublime ed eterea che lascia comunque traccia. Penna e calamaio per esprimermi e comunicare al mondo: ad una mail preferisco un foglio di carta, magari carta da zucchero.

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