L’Alto Piemonte è terra di grandi Nebbiolo, ma in pochi ne hanno contezza. Nella fascia centro – settentrionale delle tre province  di Novara, Vercelli e Biella, dal confine con la Lombardia marcato dal Ticino fino al torrente Strona all’interno della provincia di Biella, sono identificate ben 7 Denominazioni di Origine (2 DOCG e 7 DOC). In una lingua di terra lunga poco più di 20 chilometri  e spessa poco di meno si affollano: Gattinara e Ghemme (le due DOCG), Boca, Bramaterra, Fara, Lessona e Sizzano. Un universo vario e variegato fatto di leggere sfumature e di viticoltura tosta che merita di essere decantato

 

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Il mio viaggio alla scoperta di questo magnifico panorama enoico parte dalla zona del Boca, i cui vigneti ad oggi iscritti all’albo della denominazione sono, per dire, non più di 20 ettari gestiti da 12 aziende che espongono fiere tale appellativo geografico. Una di queste è il Podere ai Valloni, realtà di pregio appollaiata su di un grazioso cucuzzolo all’interno del parco naturale del Fenera a pochi passi dal santuario di Boca. Una storia antica legata al vino alle spalle, testimoniata da reperti risalenti al ‘600, ed una riscoperta più giovane in termini assoluti avvenuta nel 1983 ad opera della famiglia Sertorio, attuale proprietaria del Podere

 

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Una realtà piccola nei numeri, 3,5 ettari vitati in tutto da cui vengono prodotte circa 6.000 bottiglie all’anno, ma grande per passione, dedizione e convinzione. Alla base della filosofia dell’azienda è il principio di armonizzazione dell’attività con l’ambiente, che comprende sia l’ambiente naturale (i vigneti sono in conversione al biologico), sia il substrato storico sul quale il Podere si fonda. Massima attenzione viene quindi riservata ai lavori in vigna, così come in cantina l’affinamento viene eseguito esclusivamente in botti tradizionali, fra i 20 ed i 25 ettolitri, e perdura per lunghi periodi (basti pensare che in cantina riposa ancora una botte di 1999, giusto per togliersi lo sfizio di vedere come evolve nel tempo)

 

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Passiamo quindi ai vini in degustazione: due Boca DOC di annate diverse. Il primo è il 2007 ed è l’annata attualmente in commercio. Nebbiolo in prevalenza, Vespolina ed Uva Rara per il resto, il vino ha un bel colore rosso con sfumature granata non particolarmente fitto (come si addice al Nebbiolo d’altronde). I profumi sono decisamente freschi e denunciano la giovane età (relativa) del vino, indugiando in maniera particolare sulla mora ancora acerba e su note ferrose che, scoprirò nel corso del mio viaggio, sono tipiche della zona del Boca (ma il perché ve lo racconto nella prossima puntata). In bocca il tannino è presente, ma non è irruento, figlio com’è di un’annata equilibrata. Le note olfattive si riverberano fedelmente all’assaggio, con una piacevole conclusione sulla prugna

 

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Il fratello maggiore è il Boca 2005 ed è figlio di un’annata meno malleabile della 2007. I due anni di riposo in più conferiscono al vino maggiore maturità ed equilibrio, arricchendolo anche di una complessità aromatica che, pur tenendo ferme le caratteristiche tipiche del Podere, inserisce anche le erbe officinali (menta in particolare). In bocca risulta più carnoso del 2007, più maturo, più pieno, con una bella combinazione di sensazioni tanniche, acide e salate che appaga il palato. In entrambi i vini si percepisce nitidamente la freschezza tipica di latitudini e quote elevate, dei vini di collina tendente ormai alla montagna. Davvero una bella scoperta che necessita di lungo invecchiamento (processo che il vino non teme affatto) per esprimere al meglio il proprio potenziale

 

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Come prima tappa del viaggio alla scoperta dell’alto Piemonte non poteva esserci partenza migliore, ma più delle mie parole ve lo potrà confermare una visita in loco!

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Articolo scritto e redatto da Federico Malgarini | Tutti i diritti sono riservati