Esistono momenti davvero speciali nella vita e uno di questi è senza dubbio collegato allo Zecchino d’Oro. No, non ho avuto il piacere di parteciparvi da piccola, ma da grande come mamma di Gaia e Giada. Ebbene sì, lo Zecchino d’Oro arriva la sua 61ª edizione ed insieme alle due piccole di casa ho avuto l’opportunità di respirare la magia di un evento che fa sognare grandi e piccoli.

Non ho quindi resistito davanti all’opportunità di intervistare Fabrizio Direttore dell’Area Produzione dell’Antoniano ormai da diversi anni e parlare con lui di questo meraviglioso incontro di musica e bambini. Ecco di seguito l’intervista che ha avuto il piacere di svolgere.

1. Fabrizio Palaferri direttore di produzione: ci racconta la sua professione fra attività, riconoscimenti e curiosità?

Da molti anni guido il Centro di Produzione Tv dell’Antoniano di Bologna. Un luogo unico che non somiglia a nessun altro: qui fare televisione vuol dire entrare in connessione profonda con la vita. Vuol dire avere un’etica precisa perché si lavora in un luogo in cui tutto è reinvestito in attività sociali, perché si lavora con i bambini e per i bambini, perché si lavora per raccontare la possibilità di un mondo migliore. Non mi sento un manager, non mi sento un contabile. E questo è anche il premio che ricevo ogni giorno: sentirmi bene in un posto che fa del bene.  Nello specifico mi occupo delle Produzioni televisive, delle attività discografiche, dei Cartoni Animati dello Zecchino e del nostro “Artista” il Piccolo Coro Mariele Ventre, ovviamente anche del nostro canale Youtube.

2. Qual è il suo rapporto con Bologna?

Sono arrivato a Bologna, proprio all’Antoniano, molti anni fa. Cento per cento romano della Garbatella, giusto specificarlo, per quel senso di appartenenza ad un quartiere così storico.  È stato amore a prima vista per la città, amore a prima vista per Antonella, che è poi è diventata mia moglie. Qui sono nati e cresciuti i nostri figli che, tra l’altro, negli anni hanno fatto parte del Piccolo Coro. Non potrei immaginare di vivere in una città diversa.

3. Scegliere di lavorare per una realtà importante come l’Antoniano di Bologna è sicuramente uno spartiacque fra la vita precedente e quella attuale: ci racconta la sua esperienza?

Ero un giovane tecnico televisivo che aveva già avuto grandi esperienze lavorative, avendo lavorato con Costanzo, Pippo Baudo, Luciano Salce, Romolo Siena, e con molti altri grandi registi e autori, in mille programmi e sono sbarcato all’Antoniano per entrare in contatto con i Frati e la loro realtà televisiva. Uno dei primi giorni, Padre Marco mi chiese di accompagnarlo a ritirare alcune cassette di mele che un coltivatore romagnolo regalava alla nostra mensa che da sempre accoglie persone in difficoltà. La richiesta mi stupì molto: ero un tecnico specializzato che lavorava in Studio, perché avrei dovuto avere a che fare con la mensa e con le mele? Nonostante i dubbi, seguii padre Marco e, con non poca meraviglia, caricando una cassetta dietro l’altra, capii che la mia vita non sarebbe stata più la stessa. Far parte di questa famiglia ti porta ad essere coinvolto molto di più che per la tua professione.

4. Ci racconta un aneddoto curioso riguarda l’Antoniano di Bologna?

Potrebbero essere decine e decine. Ricordo con grande affetto i viaggi intorno al mondo con Cino Tortorella per documentare la nascita di scuole, case d’accoglienza e ospedali costruiti grazie alle iniziative di solidarietà dello Zecchino d’Oro.  Una volta in Perù mentre andavamo verso una delle case di accoglienza per bambini in difficoltà, che era stata costruita con i proventi della nostra raccolta fondi allo Zecchino d’Oro, perché ogni volta andavamo a documentare in che modo i soldi raccolti, fossero stati impiegati e dare quindi un riscontro concreto ai nostri benefattori in merito alla nostra richiesta di aiuto; ad un semaforo, mentre costeggiavamo il mare. Cino mi ha fatto un cenno e siamo scesi dall’auto e di corsa verso il mare, ci siamo spogliati e ci siamo tuffati tra le onde… Era la prima volta nell’Oceano Pacifico, non potevamo perdere questa occasione. Lo racconto con commozione pensando alla nostra amicizia.

5. Diventare direttore della produzione dell’Antoniano significa anche immergersi nel mondo dello Zecchino d’Oro, oggi giunto alla sua 61ª edizione. Quale caratteristica di questo spettacolo la appassiona principalmente?

I bambini, da sempre: averli a centro scena e soprattutto al centro del progetto Zecchino d’Oro che dura tutto l’anno. Lo Zecchino d’Oro è molto di più di quello che appare in televisione, è ricerca della canzoni giuste; è un viaggio nell’Italia delle famiglie per trovare gli interpreti giusti; è lavoro con grandi case di produzione per i cartoni animati; è lavorare con Major come Sony Music per rendere il nostro prodotto appetibile sul mercato, grazie al grande contributo da due anni di Peppe Vessicchio; è lavorare a braccetto con la Rai e da due anni con Carlo Conti ed il suo gruppo autorale; è costruire il repertorio che il nostro Piccolo Coro canta nei suoi live ed esporta fuori dai confini Italiani; quest’anno torneremo in Cina per il quarto anno consecutivo. L’anno scorso sold out in tutti i nostri concerti a Shanghai.

6. Quale è l’episodio più divertente che ha avuto modo di vivere durante lo Zecchino d’Oro?

Ci divertiamo sempre moltissimo. Le risposte dei bambini ai conduttori sono sempre una sorpresa. C’è un video su Youtube tratto dallo Zecchino d’Oro del 1994, ormai diventato virale.  I dialoghi surreali tra Cino Tortorella e due bambini di quattro anni, Giulio e Martina, sono fantastici! Lavorare con Topo Gigio comunque rimane uno dei momenti più belli… Gigio non è un pupazzetto, ma un personaggio vivo che ti trascina dentro il suo mondo e ti fa rimanere sempre bambino.

7. Quali sono i progetti per il futuro sia relativi all’Antoniano di Bologna sia allo Zecchino d’Oro?

Crescere tenendo ben chiara la nostra missione: attuare i valori francescani – valori universali in cui ognuno può riconoscersi – con creatività e fantasia.

In questa risposta c’è tutto il nostro lavoro. Anche quello di riuscire a portare lo Zecchino in Cina. Vedremo.

8. Qual è la domanda che avrebbe voluto ricevere da parte mia e quale risposta mi avrebbe dato?

“Quale trasmissione ti è rimasta nel cuore?”

Risponderei: “Fare l’Autore della diretta in mondovisione del Grande Giubileo dei Giovani del 2000 a Tor Vergata, perché non è stato un programma televisivo, è stato qualcosa di più: un momento di condivisione profonda, un momento di grande speranza”.  Era far parte di qualcosa di storico che sarebbe rimasto nella memoria di tutti.

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