Nel 2026, anno delle Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali di Milano-Cortina, Milano affianca allo sport una vera e propria Olimpiade culturale. Tra gli appuntamenti più significativi spicca la grande mostra dedicata ai Macchiaioli, ospitata a Palazzo Reale dal 3 febbraio al 14 giugno 2026. Una delle più ampie e complete retrospettive mai realizzate sul movimento, con oltre 100 opere, pensata come omaggio alla memoria di Giuliano Matteucci e Piero Dini, figure centrali negli studi su questa fondamentale stagione dell’arte italiana.
Prima ancora degli Impressionisti francesi, i Macchiaioli furono protagonisti di una rottura radicale con le regole accademiche. Giovani pittori animati dagli ideali del Risorgimento, scelsero di dipingere all’aria aperta, di osservare la luce reale e di raccontare la vita quotidiana, inaugurando una rivoluzione estetica, morale e civile che avrebbe aperto la strada alla modernità pittorica. Come ha ricordato l’assessore alla Cultura Tommaso Sacchi, con questa mostra Milano celebra non solo un movimento straordinario, ma una pagina fondativa della storia dell’arte europea.
Il progetto espositivo è prodotto da Palazzo Reale insieme a 24 ORE Cultura e Civita Mostre e Musei, ed è curato da Francesca Dini, Elisabetta Matteucci e Fernando Mazzocca, tra i più autorevoli studiosi del movimento. La mostra coinvolge come prestatori i principali musei italiani – dalla Pinacoteca di Brera alle Gallerie degli Uffizi, da Palazzo Pitti alla Galleria d’Arte Moderna di Milano – oltre a importanti collezioni private, con il partenariato scientifico dell’Istituto Matteucci di Viareggio.



Il percorso ricostruisce la parabola dei Macchiaioli in un arco cronologico che va dal 1848 al 1872, intrecciando arte, politica e vita. Attraverso le opere di Giovanni Fattori, Silvestro Lega, Telemaco Signorini, insieme a Vincenzo Cabianca, Odoardo Borrani, Giuseppe Abbati e Raffaello Sernesi, emerge il ritratto di una generazione unita da ideali comuni ma capace di esprimere forti individualità artistiche. Al centro, la celebre “macchia”, tecnica fondata sul contrasto tra luce e ombra, elaborata collettivamente e sostenuta anche dal critico Diego Martelli attraverso il periodico Il Gazzettino delle Arti del Disegno.
Spesso letti in chiave regionale, i Macchiaioli vengono qui restituiti come protagonisti di un progetto artistico nazionale. Firenze fu il laboratorio principale di questa esperienza, ma Milano ebbe un ruolo decisivo nella loro riscoperta critica e collezionistica nel Novecento. Non a caso, la mostra propone una rilettura ampia e aggiornata, accostando alle opere dei Macchiaioli quelle di altri artisti coevi, come i fratelli Induno o Domenico Morelli, per restituire la coralità del fermento artistico dell’epoca.
Articolata in nove sezioni, l’esposizione invita a rileggere i Macchiaioli come pittori colti e consapevoli, ispirati tanto dagli ideali mazziniani quanto dal Positivismo europeo, animati dal culto del vero e dal desiderio di ricondurre l’arte alla vita. Una mostra che, nel contesto di Milano-Cortina 2026, assume il valore di un racconto identitario e collettivo, capace di parlare al presente attraverso una delle stagioni più radicali e moderne della storia dell’arte italiana.



Img courtesy of Jule Hering


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