La Maremma è una terra ricca di colori e di profumi. In questa stagione, sul finir dell’estate, i profumi di erba secca e di officinali, si mischiano a quelli più dolci dell’uva che matura. Nel cuore della Maremma, a Manciano, si trova un relais di grande fascino che racchiude al suo interno tutte la tipicità della terra su cui sorge. Si tratta di Villa Acquaviva della famiglia D’Ascenzi impegnata da trent’anni a far conoscere quanto di bello si può trovare in Maremma, e vi assicuro che è veramente tanto. La struttura ricettiva è ricavata da una stupenda villa di campagna originariamente appartenuta ai marchesi Ciacci, nome simbolo di queste terre, e si trova all’interno di una tenuta di grande impatto visivo. A questa tenuta ed all’ampia gamma di soluzioni offerte ai propri clienti è affidato il compito di portare il mondo in Maremma

 

 

 

Il compito inverso, cioè quello di portare la Maremma nel mondo, è invece affidato agli ottimi vini prodotti dalla Villa. Il progetto concepito inizialmente e seguito durante l’intero sviluppo da Serafino D’Ascenzi può contare oggi su 15 ettari, partendo dai 3 del corpo originario della tenuta, i quali circondano amorevolmente l’intera struttura in un caloroso abbraccio. Il vitigno maggiormente rappresentativo di queste terre è il sangiovese, uva di base per ottenete il Morellino di Scansano, vino che Villa Acquaviva si è da sempre adoperata a far conoscere ed apprezzare. Ma, naturalmente, la produzione della cantina non si ferma qui e vanta fra le sue fila dei prodotti veramente interessanti. Ed il modo migliore per conoscere un vino è farlo a tavola, davanti ad un bel piatto di cucina tipica, in questo caso toscana, come è possibile fare alla Limonaia dove la signora D’Ascenzi, cuoca di rara maestria, vi vizierà con golose ricette della tradizione maremmana

 


 

 

Il primo vino, che al momento è possibile degustare solo presso la struttura in quanto ancora in fase di sperimentazione, è un metodo classico 100% trebbiano. Un esperimento davvero ben riuscito, partendo da un’uva generalmente povera di struttura ed avara di profumi, il risultato è uno spumante fresco e dissetante, con piacevoli sentori di mela acerba ed un perlage fitto e persistente che lo qualifica come perfetto compagno di aperitivo. Per reggere i sapori decisi degli antipasti toscani, uno su tutti il crostino, c’è però bisogno di qualcosa di più strutturato. Ecco quindi che entra in scena lo chardonnay, annata 2009, un po’ vecchio stampo che a me contro ogni tendenza del momento continua a piacere, con affinamento in legno piccolo che fa sentire il suo peso in bocca. Profumi principalmente di frutta matura per questo bianco pomposo che però non dimentica la spalla acida, fondamentale per risultare equilibrato

 

 

 

 

Sui primi, nonostante vista la stagione rovente non fosse uno dei piatti più consigliati, non ho saputo resistere ad una zuppa di fagioli a metri zero. Fagioli zolfini e bietole direttamente coltivati nell’orto della Villa, così come le erbe aromatiche utilizzate, abbondante olio extra vergine d’oliva della tenuta, e si ottiene così una sinfonia di sapori di una volta, genuini ed appetitosi che meritavano un vino all’altezza. Si è quindi passati ai rossi, con il cru vigna Pian di Giomo 2007, un blend delle medesime uve che danno vita al Morellino di Scansano, sangiovese, malvasia nera e alicante, che si esprime con grande autenticità. Un vino incisivo e mordace, teso e vivo, che per temperamento ricorda un cavallo selvatico, simbolo della Maremma e della Villa stessa

 

 

 

Ma è sulla portate principali, sulla ciccia e sui rossi di grande struttura, che la Toscana si è sempre espressa al meglio, e la Maremma di sicuro non fa eccezione. Ecco quindi che si arriva al clou della serata: petto d’anatra scaloppato al pepe rosa e tortino di patate, accompagnato da un sontuoso Bracaleta riserva 2003. L’anatra, a mio parere una delle carni più difficili da cuocere correttamente, era preparata magistralmente e spandeva nell’aria un profumo inebriante. Ed il vino, un Morellino di Scansano di nove anni, era sinceramente emozionante. Il colore, di un viola carico, profondo, sognante. Il profumo, come immergersi in una piscina di frutti rossi perfettamente maturi, bordata di rovere francese. Il sapore, denso, sapido e rotondo, spiccatamente tannico, ma di un tannino più loquace che scontroso. Una marcia trionfale

 

 

 

Una bellissima esperienza la visita di Villa Acquaviva, accompagnati passo passo da Fabrizio D’Ascenzi, un grande uomo con un grande sogno. Ma per scoprire qual è dovrete andare a trovarlo

Articolo scritto e redatto da Federico Malgarini | Tutti i diritti sono riservati