I miei genitori mi hanno messa sugli sci che avevo circa cinque anni. Mi ricordo quasi perfettamente quei giorni. Ogni momento era costellato da un’emozione unica: intorno a me il bianco della neve e l’azzurro del cielo, vicino a me tanti bambini della mia età ricchi di curiosità nel capire come si poteva stare sopra quelle due lastre parallele e muoversi conducendole dove volevamo noi. Era tutto nuovo, scintillante come la neve fresca, in un mix di equilibrio fra l’adrenalina e quell’emozione che provano i bambini quando, per la prima volta, indossano gli sci.

Di anni ne sono passati davvero molti da quei momenti, ma quell’emozione, in realtà, non mi ha mai abbandonata. Chi è sciatore lo sa. Quando senti il “clack” che blocca lo scarpone nell’attacco dello sci e sei pronto a dirigerti con passo deciso verso la seggiovia per salire fino su, in cima alla montagna, e goderti il paesaggio mentre sali di quota e senti il naso che pizzica di quell’aria fredda che ti entra nei polmoni: ecco quello lo annoveri nei ricordi come il momento prima della felicità. Sì, perché quando sei sciatore la felicità vera arriva quando giungi in vetta, ti fermi un attimo per sistemare guanti e bacchette e, nel frattempo, dai una sbirciata quasi con gusto a quello che stai per affrontare, alla discesa che sta ferma immobile ad attenderti, a quella neve così perfetta che sembra sia stata messa lì per essere percorsa dalle lamine dei tuoi sci, così perfette e definite da non sembrare vere.


Per me lo sci è magia, è gusto e divertimento, è anche sport ma sicuramente un momento di fusione con la natura circostante, con questo elemento che è l’acqua che ha assunto una forma notevolmente diversa da quella in cui siamo abituati a vederla. Per questo mio passato alle spalle, non mi sono certo stupita quando sono venuta in contatto con la Scuola Sci Sertorelli e la loro passione così profonda perché, chi fa questo mestiere e vive questo sport quotidianamente, non può che dar vita a un’attività con entusiasmo e passione e condurla senza mai perdere questo spirito.

Sono passati più di cinquant’anni dalla fondazione della Scuola Sci Sertorelli di Bormio, che ha visto la luce nel 1936. Nata forse ancora prima della strada dello Stelvio, questa scuola è stata la prima in Lombardia ad esercitare anche sui ghiacciai e prende il nome da una grande famiglia di sportivi che, negli anni, ha dato agli sport invernali italiani campioni, atleti e tecnici. Si passa dall’indimenticabile Giacinto Sertorelli, un campionissimo che purtroppo lascia la vita ancora molto giovane lungo la discesa libera di Garmish, ai giovani discendenti che hanno seguito la tradizione di famiglia trasformando nel tempo il rifugio allo Stelvio in un elegante albergo di altissima montagna – siamo quasi a 2760 metri.


Ma addentriamoci un attimo nel fascino della storia che ha dato vita alla Scuola Sci Sertorelli. Nell’anno 1882 il signor Celeste Dei Cas, di Bormio San Pietro era cantoniere alla Quarta. Celeste aveva una figlia, Maria che si sposò un tal Costante Sertorelli, guardia forestale di Bormio. Quando il cantoniere morì, Costante ne prese il posto e si trasferì con la moglie a 2502 metri di altezza, nella casa cantoniera dell’Umbrail, all’ombra della bandiera rosso-biancocrociata. Correva l’anno 1904 e il ” Tanti” – così era soprannominato – da buon montanaro, si dedicava nei mesi di grande neve ai suoi compiti di custode del tratto di strada che gli era stato affidato ma, non appena la strada ritornava percorribile, riprendeva in mano la sua attività venatoria oppure si dedicava alla professione di guida alpina scortando le prime comitive di escursionisti, principalmente inglesi e tedeschi, su per le sue montagne. In estate il cantoniere aveva, per così dire, inventato l’agriturismo: mentre lui di giorno accompagnava i clienti alla scoperta del Parco Nazionale dello Stelvio, alla sera la moglie Maria faceva trovare loro i piatti tipici della tradizione come il minestrone, i pizzoccheri, lo speck, la slinzega e il pane di segale, tutti rigorosamente fatti in casa.

Ma fu nel 1905 che Costante fece l’incontro che avrebbe cambiato la sua vita: Durante l’anno era caduta moltissima neve e la strada era ancora completamente coperta ma il fondo era tutto liscio e compatto. Gli uomini delle cantoniere avevano fatto un buon lavoro cosicché qualche carrozza poteva valicare il passo, anche se con fatica. Durante il suo giro d’ispezione, il Costante rimase colpito da una scena per lui nuova e incredibile: dal pendio ripido della montagna due personaggi venivano giù come fulmini scivolando sulla neve. Avevano ai piedi lunghe aste di legno con le punte ricurve all’insù e brandivano un bastone col quale pilotavano la corsa. I due si fermarono quasi sul bordo della strada a pochi metri da lui e così, nell’arco di pochi minuti il cantoniere poté studiare la situazione e gli arnesi che portavano ai piedi allacciati con certe corregge di cuoio. Memorizzò alla meglio l’andatura e il movimento con i quali scivolavano giù per il versante, come curvavano e come si fermavano. Tornato a casa non disse nulla ma si mise subito al lavoro per trasformare il legno di betulla in qualcosa di simile a quello che aveva visto.

Nessuno sa la data esatta del giorno solenne in cui Costante Sertorelli si legò agli scarponi con corde e cinghiette di cuoio i suoi meravigliosi sci e provò per la prima volta a sciare sulle nevi dell’Umbrail ma, tra i ricordi di casa Sertorelli, all’hotel dello Stelvio, in mezzo a tante medaglie, coppe, trofei e cimeli ci sono due sci con impresso un nome: Hans Munck.

Dicono siano proprio quelli di quell’anno: 1905.



A proposito dell'autore

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