Ultimo giorno di scuola.Per qualcuno significherà apertura di nuove strade, di nuove porte, di nuove luoghi in cui imparare a conoscersi e imparare. Altri lo vivranno come occasione per guardare cosa di buono c’è stato in questo anno di impegno.I più grandi potrebbero vederlo come l’ingrato giorno in cui trovare le giuste parole per spiegare cosa non ha funzionato (e perché) ai propri genitori…
A livello pedagogico perché è così importante l’ultimo giorno di scuola?
Ogni percorso educativo prevede una fase di inizio, in cui si viene preparati a quanto verrà trattato; una fase centrale, in cui si affronta l’argomento fondante del percorso; una fase finale, in cui si annuncia che il percorso è terminato ed è necessario dare valore a ciò che è stato fatto.Ogni buona attività formativa dovrebbe avere queste tre fasi, che prendono per mano chi vuole imparare e lo conducono in un’altra dimensione. Al centro vi è l’interesse per le condizioni che favoriscono l’apprendimento e che permettono alle individualità di esprimersi. Ma il rituale di uscita è la parte più importante. Permette di riflettere su tutto ciò che è stato vissuto e pone di fronte alla fondamentale domanda se sia stato un bene percorrere quella strada.La fine dell’anno scolastico è tutto questo. È il giorno in cui si dà valore a quello che è stato fatto nelle classi per un lungo anno. Quello in cui si restituisce ai bambini un’immagine di quello che sono capaci di fare. È il giorno in cui imparano che la scuola è complessa, è luogo di ricchezza e condivisione, di conoscenza e di crescita.La fine dell’anno scolastico è un momento importante anche per insegnanti e genitori. È il momento in cui guardano al risultato ottenuto, alle scelte fatte, al percorso intrapreso.  È il giorno in cui si chiedono se sono riusciti a conoscere quei piccoli mondi che hanno avuto tra le mani e se sono riusciti ad ascoltarli davvero…A livello psicologico quali significati assume l’ultimo giorno di scuola? 
Il rituale di uscita, aiuta a dare valore a quanto appena vissuto. Ecco perché quando finisce una storia si consiglia sempre di avere un ultimo momento per chiarirsi e mettere il punto. È un momento di passaggio che aiuta la nostra mente ad aiutare il nostro cuore. Si tratta di chiudere un cerchio e riconoscere che quanto racchiude ha avuto importanza. Per i bambini è molto più di questo. L’ultimo giorno di scuola li aiuta a mettere ordine tra le esperienze vissute e a dare completezza al percorso che è stato vissuto solo come insieme di giorni tutti uguali (la percezione del tempo non è come quella adulta). Li aiuta a separarsi emotivamente da ciò che di buono hanno trovato e costruito sulla loro strada e soprattutto da quello che non li ha fatti sentire bene…L’ultimo giorno di scuola significa anche prepararsi a quello che da domani per tre mesi sarà diverso nella loro vita. È anche questo, in fin dei conti, un nuovo inizio… Ma cosa possono fare gli adulti per valorizzare questo importante passaggio?

  • Preparare il bambino a questo giorno, enfatizzando il significato che ha, spiegandogli cosa cambierà dal giorno successivo e perché. Voi direte: “Da che mondo è mondo i bambini sono felici delle vacanze scolastiche. Lo devo preparare anche a questo?”. Ebbene sì, perché il bambino perderà quei punti di riferimento che ha avuto durante tutto l’anno. Inoltre, abbinato all’iniziale confusione organizzativa che potrebbe esserci, tutto questo lo porterebbe ad esprimere il suo disagio con comportamenti poco gestibili e a tratti incomprensibili. Chi non ha mai esclamato in questi frangenti la classica frase: “Pensavo che fossi felice delle vacanze!Forse era meglio quando andavi a scuola…”. Di certo felice il bambino lo è ma i grandi cambiamenti turbano sempre un po’ e così, se non adeguatamente gestiti, lo vedremo subito esasperarci, soprattutto non dormendo, non mangiando, urlando…
  • Partecipare alla festa di fine anno che le strutture scolastiche organizzano. Potrebbe essere una classica cena in pizzeria o un saggio, l’importante è che partecipino tutti i membri della famiglia per dare risonanza e importanza a quanto sancisce questo evento. 
  • Il “lavoretto”, o qualunque tipo di attività che le insegnanti hanno pensato per il rituale di chiusura dell’anno scolastico, simboleggia il frutto del loro lavoro insieme ai bambini e dovrebbe essere diretta espressione delle loro diversità e personali ricchezze. Riceverlo dalla maestra come restituzione del merito di quello che sono riusciti a fare ha un valore educativo di gran lunga superiore alla tecnica artistica che ne è alla base. Parlare del lavoretto con i bambini e anche, perché no, insieme alle maestre, mostrando interesse, non fa che renderlo unico e rafforzare quel rapporto di continuità educativa fondamentale per la cura del bambino nella scuola e a casa.
  • Mettere il lavoretto o le foto dell’evento nella stanza dei bambini, parlandone insieme durante i mesi estivi, “Ti ricordi quando…”. Aiuterà il bambino a fissare i ricordi e ad avere un aggancio materiale per poter recuperare e immergersi in quelle sensazioni se e quando ne avrà bisogno. In quest’ottica, potrebbe essere anche uno strumento per poter parlare con gli adulti di quello che sta vivendo e provando, a prescindere dal contesto scolastico, proprio perché basato su un terreno di ricordi condivisi con i genitori.

#Tips for parents

Questo ultimo suggerimento potrebbe aiutare in modo particolare quei bambini che dovranno lasciare la loro scuola o la loro classe per passare a quella successiva. Con ogni probabilità si sentiranno smarriti, a volte soli e tristi, ma potranno in questo modo trovare delle briciole lungo la loro strada che li faranno sentire un pochino più al sicuro…A volte, i primi giorni di scuola i bambini portano con loro un sacchetto con degli oggetti che li rassicurino, oggetti familiari, che gli ricordino sensazioni piacevoli e  momenti felici. Uno di questi oggetti potrebbe essere il famoso “lavoretto” o le fotografie della vecchia scuola…Chi credeva che la fine dell’anno scolastico fosse solo l’ultimo giorno prima delle vacanze si sbagliava. È il giorno in cui guardiamo i nostri figli e ci accorgiamo che non sono più quelli del primo giorno e generalmente ne sono felici!
Articolo scritto e redatto da FLAVIA INTRALIGI | Tutti i diritti sono riservati 

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