Essere genitore significa tante cose ma prima fra tutte una definizione che mi sentirei di dover dare a chi intraprende questo percorso è questa:

essere genitore significa dipendere da qualcuno che dipende da te

La dipendenza non è quasi mai associata all’aspetto positivo della vita, anzi. La dipendenza verso qualcosa, qualcuno, un contesto, un lavoro, una persona diversa da quella che siamo noi, non è quasi mai qualcosa che ci fa sorridere e fa star bene. La dipendenza scompensa i rapporti, li rende fragili e vulnerabili. La dipendenza nelle persone rende i legami instabili, ma non è sempre così.

Essere genitori implica dipendenza. Appena nasce un cucciolo di uomo non è autosufficiente in nulla. Ha bisogno dei genitori, della mamma, del papà, dei nonni, degli zii, di due mamme oppure di due papà, fate voi. Ha comunque bisogno di qualcuno che lo nutra, lo accudisca, lo pulisca e che badi a lui ed alla sua delicata vita che ha appena visto la luce.

Ma l’essere genitore non è semplicemente dipendenza, è un insieme di sfaccettature incredibili che fanno apparire il vocabolario umano misero di termini adeguati. Essere genitori è amore, dedizione pura, amore istantaneo e quasi incomprensibile. Un figlio scatena un amore immediato, senza filtro. Ci fa passare in un attimo dall’essere la persona più importante della nostra vita al secondo piano, a favore di questo nuovo esserino che popola la nostra vita.

La vita non è più la stessa. Diviene migliore, più intensa, e come nuova. Si ha la sensazione di non aver ancora vissuto niente E si ricomincia tutto da capo: dal latte al sonno ai sorrisi, agli occhi che iniziano a seguire i volti di mamma e papà, le testoline che prendono forma, i capelli che fanno la loro comparsa, a quelle manine che più le guardi e più pensi a come hai fatto fino a quel momento a farne a meno.

Ed iniziano le rinunce senza peso. Vacanze, silenzi, film, sonno, sonno, sonno. Tutte cose che erano, per così dire, fondamentali nella tua vita, diventano quasi superflue. Certo se ci sono è meglio (il sonno sopratutto) ma chissene se non ci sono, perchè ci sono due occhietti in più nella tua vita e del resto non ti frega più nulla. Il corpo si adegua a tutto, è malleabile come il pongo. Ti stupisce con prodezze che non ti aspetti. E’ capace di rimanere lucido anche con la stanchezza atavica di chi non si ferma mai, è in grado di uscire dallo stato di sonno profondo per divenire immediatamente attivo e reattivo. E’ capace di alzarsi dal letto e dal divano mille volte anche con i punti del cesareo appena fatti che ancora devono cicatrizzarsi. E’ in grado di dimenticare il dolore lancinante e soffocante del parto. E quei 5 minuti in più nel lettone la mattina svaniscono dal vocabolario delle frasi. Tutto assume l’aspetto di immediatezza. Non ci sono più le mezze sicure. Ci sono i figli ed un genitore.

  

[nelle immagini le mie modelle preferite: Gaia&Giada, la mia vita in formato 2 mesi e mezzo]

A proposito dell'autore

Girl. Mamma di Gaia&Giada. Ingegnere. Travel addicted. Nata al mare ed incastrata in città. Credo nel web, nella valigia sempre pronta, nell'essere parte di un team e nella qualità del lavoro. Dirigo un magazine online con una redazione di 30 autori ed insegno ciò che ha fatto diventare la mia passione un lavoro.

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