C’è tempo ancora fino al 20 agosto 2017 per visitare la mostra La Terra Inquieta, ideata e curata da Massimiliano Gioni e promossa dalla Fondazione Nicola Trussardi e dalla Fondazione Triennale di Milano, i cui padiglioni la stanno ospitando ormai da qualche mese.
L’esposizione si propone di essere un percorso che illustri le profonde trasformazioni che stanno sconvolgendo il mondo contemporaneo, concentrandosi sopratutto su quello che potremmo definire il grande evento del nostro secolo: la migrazione di interi popoli che scappano dalle proprie terre, devastaste da guerre di cui non si riesce a scorgere la fine, e che cercano nella nostra cara, vecchia e stanca Europa – e non solo- la salvezza.

La Terra InquietaIl titolo è ispirato dall’omonima raccolta di poesie del poeta Édouard Glissant, originario dei Caraibi, che attraverso la sua arte ha studiato e al contempo celebrato l’incontro tra culture differenti. Osservando la situazione odierna, la domanda che sorge spontanea è: si può ancora parlare di incontro? Quello a cui assistiamo tutti i giorni, guardando i telegiornali o leggendo i quotidiani, non si può neanche definire semplice scontro: è una tragedia globale i cui connotati si inaspriscono ogni giorno di più.
La mostra mette in luce l’aspetto più amaro di questa situazione. Attraverso le opere di più di sessanta autori, provenienti da oltre quaranta paesi diversi -per citarne solo alcuni: Albania, Bangladesh, Algeria, Egitto, Iraq, Libano e molti altri ancora-, questa esposizione ci racconta la crisi dei rifugiati e gli stravolgimenti che il fenomeno dell’immigrazione porta con sé. In questo progetto c’è una nuova fiducia nei confronti dell’arte come strumento privilegiato per mostrare senza filtri il mondo, che forse non conosciamo poi così bene: a differenza della semplice cronaca, che mantiene sempre una “distanza di sicurezza” dall’argomento trattato, l’arte riesce a farci penetrare anche in realtà che ci paiono lontane e sfumate e nelle quali non riusciamo, pertanto, ad immedesimarci.
La Terra InquietaIl percorso de La Terra Inquieta ci accompagna nella ricostruzione dell’epopea vissuta dai migranti, raccontandoci sia storie personali che collettive. L’installazione è articolata in diversi poli geografici e tematici, che spaziano dalla migrazione italiana dei primi anni del Novecento, all’attuale situazione d’emergenza a Lampedusa e alla vita nei campi profughi, arrivando sino al conflitto in Siria.
L’attenzione è focalizzata sulla complessa figura dell’apolide. Noi occidentali siamo abituati a considerarci come parte integrante di qualcosa: in primo luogo facciamo parte della nostra società-famiglia, poi della nostra comunità e del nostro paese. Apparteniamo contemporaneamente a tante realtà differenti, che non solo sentiamo come nostre, ma che ci rappresentano, che contribuiscono alla creazione della nostra identità. Abbiamo mai pensato di esserne improvvisamente privati? Riusciamo realmente a comprendere cosa significherebbe “non avere più la terra sotto ai piedi”?. Questa esposizione è una possibilità in più per provare a rispondere a tali interrogativi e cercare di capire cosa significa essere così disperati da abbandonare la propria terra, il proprio popolo, la propria casa; cosa significa rinunciare alla propria identità e lottare per guadagnarsi un posto nel mondo.

 Articolo scritto e redatto da Francesca De Fanis | Tutti i diritti sono riservati

A proposito dell'autore

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