Quello che stiamo vedendo è sicuramente uno dei mondiali più equilibrati, dove le grandi squadre non brillano anche per merito delle piccole  che scendo in campo con una fame ed una grinta fuori dal comune. Tutto ciò giova sicuramente allo spettacolo mettendo a dura prova le coronarie dei poveri tifosi che davanti alla tv,o allo stadio, sperano nell’impresa della loro squadra. Un contributo rilevante, in tal senso, è quello offerto dai portieri, veri e propri protagonisti di questa prima parte del torneo brasiliano. Tralasciando i soliti noti, alcuni emergenti hanno saputo sfruttare al meglio la vetrina internazionale del mondiale sfoderando prestazioni superlative che di certo non saranno passate inosservate ai dirigenti e ai talent scout delle società europee.

Il primo a meritare un elogio è sicuramente il “ragno messicano”,Guillermo Ochoa. Nato e cresciuto in Messico,sbarca in europa solo nel 2011 per approdare all’Ajaccio,squadra che milita nelle Ligue One e che retrocede dopo un pessimo campionato alla fine della stagione appena conclusa. Ochoa si presenta al mondiale da disoccupato (con la retrocessione la squadra francese non gli rinnova il contratto) e grazie alla fiducia che da sempre ha nei suoi confronti il tecnico Herrera, sfodera delle prestazioni impressionanti fermando praticamente da solo il Brasile (e i tiri) di Neymar. Permette al Messico di giocarsi gli ottavi di finale e anche qui, contro l’Olanda, mette in mostra dei riflessi felini salvando più volte la propria porta dagli attacchi orange. Inserito nella lista del Pallone d’Oro nel 2007, il portiere messicano era stato in passato anche vicino al Milan che continua a monitorarne l’andamento ma che ora dovrà far fronte ad una concorrenza di tutto rispetto.

Image: Mexico's goalkeeper Ochoa makes a save on a shot by Brazil's Neymar during their 2014 World Cup Group A soccer match at the Castelao arena in Fortaleza

Se l’Algeria è riuscita a qualificarsi allo storico traguardo degli ottavi di finale il merito è sicuramente anche di Rais M’Bohli. Il portiere giramondo nasce in Francia da padre congolese e madre algerina, inizia la sua carriera al Marsiglia passando poi tra Scozia,Grecia,Giappone,Bulgaria e Russia. Dal 2010 sceglie di rappresentare la nazionale della madre e diventa subito una pedina fondamentale per la nazionale africana. Grazie alle sue parate trascina l’Algeria al mondiale e una volta arrivato in Brasile, fa vedere di che pasta è fatto fermando gli attacchi coreani nella partita decisiva per il passaggio del turno. Agli ottavi mette in seria difficoltà i panzer tedeschi che sono costretti ad andare ai tempi supplementari prima di riuscire ad avere la meglio. Eletto come man of the match, saluta il mondiale a testa alta e se aggiungiamo pure che in passato lo volle per uno stage al Manchester United un certo Alex Ferguson,possiamo capire come la porta dell’Algeria sia e continuerà ad essere ben protetta.

M'bohli

L’ultimo,ma solo in ordine di apparizione, e quello che in patria è stato definito come un eroe: Tim Howard. L’esperto portiere americano che da più di dieci anni gioca in Premier League, ha dimostrato di avere la reattività di un ventenne e, nella partita contro il Belgio, ha realizzato il record di parate in questo mondiale con ben 16 salvataggi di cui uno miracoloso con la suola del piede. A fine partita il capitano del Belgio,Vincent Kompany ha twittato: “Two words…Tim Howard” a testimonianza della partita mostruosa che il portiere americano è riuscito a sfoderare  tenendo a galla la speranza degli Stati Uniti di qualificarsi ai quarti di finale fino ai tempi supplementari. Nominato guanto d’oro nel 2009, Tim è il simbolo del “Soccer” U.S.A e della grande crescita che tutto il movimento americano è riuscito a fare in questi ultimi anni.

Howard

Grazie alle  loro prestazioni,tutti questi portieri sono riusciti a tenere in corsa le rispettive nazionali fino agli ottavi di finale dove le potenze europee hanno avuto la meglio (soffrendo non poco). Probabilmente avrebbero meritato qualcosa in più ma di una cosa si può stare certi: Ochoa, M’Bohli e Howard hanno mostrato al mondo intero che il detto “la miglior difesa è l’attacco”  è solo  in parte veritiero.

Articolo scritto e redatto da Stefano Scortegagna | Tutti i diritti sono riservati

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