Il primo mese non lo sai che sei nel primo mese. Ti senti solo incredibilmente stanca e assonnata, lenta e senza voglia di fare nulla. È come se il cambio di stagione si fosse impossessato di te e regoli tutto ciò che desideri fare. Continui a fare tutto nel frattempo: palestra, lavoro, aperitivi, voli e viaggi, tragitti in motorino e bicicletta. Tutto. Poi arriva l’assenza del ciclo, il test e la vita che cambia forma e il dottore che ti spiega che non era il cambio di stagione, era il cambio di esistenza a farti venire un sonno pazzesco.

Nel mio caso, la gravidanza gemellare a rischio, la dottoressa mi ha messa a riposo ricordandomi che “la gravidanza non è una malattia” ci ha tenuto a ribadire che gli aborti spontanei sono tanti, troppi. Ergo riposati e smettila di fare quello che hai fatto in queste 5 settimane.
Il secondo mese per me è stato quello che ricorderò come la malefica combo: nausee e esami.

Le nausee ahimè hanno iniziato la loro comparsa praticamente subito: lancinanti e perenni non erano molto interessate al fatto che potesse essere giorno o notte, tanto loro c’erano sempre. Mi hanno costretto a mini tragitti fra letto e divano azzerando qualunque possibilità di uscire da casa. Una morsa costante fra schiena e pancia, caldo e freddo, freddo e caldo ad intermittenza. Una miriade di cambi ed una dissemina di ore in bagno a far scorrere l’acqua fredda sui polsi. Ho anche preso dello zenzero in pastiglie, comprare in erboristeria ma, come dire, è stato più un aiuto mentale che fisico.
Gli esami necessitano un intero articolo (arriverà promesso, arriverà) ma qui stringhiamo 🙂

La mia ginecologa alla prima visita in gravidanza mi ha rifilato una due pagine fronte retro di esami del sangue e mi ha spedito in ospedale per farli e nel mentre il mio quaderno di appunti (che consigli a tutte le future mamme di avere) si disseminava di numeri verdi da contattare.

Personalmente ho imparato due cose: la prima è che per prenotare gli esami con il sistema sanitario ci vogliono pazienza e “culo” in egual misura, la seconda è che la legge di Murphy è sempre in agguato, anche in gravidanza. Se c’è una esenzione con un codice da inserire sull’impegnativa sicuramente il vostro medico la sbaglierà e voi lo saprete solo al momento dell’accettazione in ospedale. Se esiste un esame che va fatto solo in una determinata settimana sicuramente nella vostra struttura ospedaliera vicina a casa non avranno posto ma lo troverete in quella esattamente dall’altra parte della città. Se siete strette con i tempi sicuramente passerete 8 ore in attesa per poi scoprire che l’infermiera aveva segnato male il vostro nome. Normale amministrazione, tranquille!
Il terzo mese è il “la va o la spacca”. Le dottoresse che ho incontrato ripeteva tutte come un mantra “se passi il 3 mese il rischio di aborto cala notevolmente”. Un’ansia che ciao. Le 4 settimane più lunghe della mia vita. Quelle più difficili ovviamente con il caldo che a Milano iniziava a bussare con insistenza alle porte, con il lavoro che incombeva manco ci fosse previsto un armageddon alla fine del mese, con la pancia che inizia a vedersi, con i consigli non desiderati di tutte le persone che incontravo (inutile distinguere sesso, età o esperienza nel campo bambini: tutti avevano da dire qualcosa). È stato un mese assurdo di quelli che davvero non ti immagini, di quelli che ti chiedi se arriverai in fondo. Quattro settimane di dubbi e paure, di lacrime ricacciate dentro e di ricerche su Google sull’aspirazione (ecco, se posso vi consiglio di non cercare niente su google fino a dopo il parto: è un generatore di ansie che non fa bene).
Poi finisce il 3 mese, per me alla mezzanotte e un minuto di un mercoledì. E giuro: quando ho aperto la app che ho scaricato per tenere il conto delle settimane e dei giorni di gravidanza e ho letto “sei nel 4• mese” per la prima volta ho pianto dicendo alla mia pancia “vai ragazzi che anche questa l’abbiamo sfangata”.

 

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A proposito dell'autore

Girl. Mamma di Gaia&Giada. Ingegnere. Travel addicted. Nata al mare ed incastrata in città. Credo nel web, nella valigia sempre pronta, nell'essere parte di un team e nella qualità del lavoro. Dirigo un magazine online con una redazione di 30 autori ed insegno ciò che ha fatto diventare la mia passione un lavoro.

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