Nel giorni scorsi abbiamo avuto la possibilità di visitare un luogo esclusivo e generalmente vietato ai civili: siamo stati all’isola di Gorgona, un piccolo atollo facente parte del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.

Gorgona è un appezzamento di terra grande solo un paio di chilometri quadrati occupato principalmente da boschi e macchia mediterranea, geograficamente collocato di fronte alla città di Livorno e distante una ventina di miglia nautiche dalla costa. È raggiungibile solo previa richiesta al Ministero di Grazia e Giustizia il quale si riserva di accettare o meno i visitatori e gran parte dell’isola è occupata dai terreni della Casa di Reclusione di Gorgona che, per un motivo o per l’altro, detta fisiologicamente le regole sul territorio.

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Gorgona è una realtà carceraria significativa, moderna e indipendente nella quale i detenuti lavorano per il sostentamento dell’isola e nella quale ogni attività materiale (agricoltura, allevamento, officine varie, falegnameria, edilizia, panificio, etc.) viene svolta da personale carcerario. L’agricoltura prevede orti, oliveti, vigne, prati, pascoli e sono allevati tutti i principali animali domestici quali bovini, ovicaprini, suini, volatili ed equini. Gli animali sono curati con medicinali omeopatici ed è presente persino un apiario, le cui operaie svolgono le importanti funzioni di impollinazione durante i mesi primaverili.

Un carcere unico  ed Eccellenza nell’Eccellenza è il progetto “Frescobaldi per Gorgona” grazie al quale sei detenuti con la passione per l’agricoltura vengono istruiti sulle tecniche di coltivazione della vite per dare vita ad un vino d’eccellenza che verrà poi venduto sul territorio e, in minima parte, all’estero. Produzione limitata: solo 2.700 bottiglie e qualche magnum.

Lavoro nelle vigne gestite dalla Cantina Frescobaldi come processo di educazione, nascita e rinascita, anno dopo anno per un carcere a misura d’uomo in cui le persone sono educate al rispetto delle regole, degli orari, delle gerarchie e non semplicemente sbattute in una cella e abbandonate a loro stesse. Persone, umani, soggetti responsabilizzati che fanno parte di un progetto, fosse anche solo l’incarico, assegnato ad un paio di detenuti, di fotografare l’isola per cercare scatti da esporre in una futura mostra. Gli animali, i pascoli, le vigne e il lavoro, in parte offerto grazie al progetto “Frescobaldi per Gorgogna”, sono i principali assistenti sociali di queste persone che passano sull’isola gli ultimi dieci anni della loro pena.

Vi confesso che non ci sono sbarre, pistole in vista o celle chiuse e per un attimo ho pensato che tutta questa libertà, assegnata ad un detenuto, fosse eccessiva. In realtà mi sono immediatamente ricreduto perché i carcerati di Gorgona (attualmente 60 ma in passato mediamente un centinaio) sono solo una parte infinitesimale dell’intero bacino di condannati: solo 60 persone sulle circa 65.000 che attualmente sono intrappolate nel sistema carcerario italiano.

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Progetti come quello della Cantina Frescobaldi sono tanto lodevoli quanto fondamentali da un lato per avviare il detenuto ad una vita diversa (abbassando quindi la percentuale di recidiva una volta uscito) da un altro perché permettono di salvaguardare luoghi unici, come l’Isola di Gorgona mediante progetti che iniettano risorse, capitali, idee in un sistema carcerario che da troppo tempo è fermo e che invece dovrebbe vivere anche insieme a imprenditori illuminati come la Famiglia Frescobaldi che si è messa in gioco e che è riuscita a produrre un vino bianco eccellente.

Vino unico e prodotto in un terreno difficile che raddoppia adesso la propria capacità produttiva passando da 1 ettaro a 2 ettari proprio grazie all’impegno del direttore del carcere unito agli sforzi della Famiglia Frescobaldi che, oltre ai capitali, mette a disposizione agronomi e consulenti che fanno la spola attraverso un lembo di mare che ha dimostrato di avere carattere.

Il vino? Uno spettacolo. Il salato del Vermentino si mescola al sapore dell’Ansonica dietro la quale compaiono toni di rosmarino… il profumo ? Beh… quello della libertà.

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Tutte le persone il cui volto risulta visibile nelle presenti immagini hanno espresso il proprio consenso informato alle riprese fotografiche.

Articolo scritto e redatto da lingegnere | Tutti i diritti sono riservati

A proposito dell'autore

Girl. Mamma di Gaia&Giada. Ingegnere. Travel addicted. Nata al mare ed incastrata in città. Credo nel web, nella valigia sempre pronta, nell'essere parte di un team e nella qualità del lavoro. Dirigo un magazine online con una redazione di 30 autori ed insegno ciò che ha fatto diventare la mia passione un lavoro.

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