Francesco Bonami è un critico d’arte e curatore italiano naturalizzato statunitense che ha iniziato la sua carriera professionale all’Accademia di belle arti di Firenze per poi proseguire tra Londra, la Biennale di Venezia e Chicago. Annovera nella sua vita diverse posizioni importanti come curatore del Museo di arte contemporanea di Chicago, direttore artistico della fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino e il Pitti immagine Discovery. Ha prodotto diversi libri che partono dal concetto di arte e lo declinano nelle maniere più interessanti.

Una delle sue ultime opere si intitola POST l’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità sociale. POST è un libro veloce di circa 130 pagine, durante le quali l’autore analizza il ruolo dell’opera d’arte che è passata dall’essere protagonista a diventare uno sfondo, un panorama, un accessorio della nostra esperienza. Oggi vogliamo essere noi i protagonisti assoluti dell’arte e per questo motivo abbiamo spostato il ruolo di quest’ultima in secondo piano.

Non è un caso, infatti, se oggi il museo è diventato una zona franca dove ogni cosa è permessa e dove tutto cambia la propria funzione. Basti pensare all’utilizzo degli smartphone ed alla possibilità di effettuare video e fotografie senza flash, cosa inammissibile fino a una decina di anni fa. Bonami giustifica questo cambia di punto di vista come conseguenza del cambio della società entro cui stiamo vivendo: dove le regole, i codici e la postura stanno acquisendo un nuovo significato. 


Alcuni passaggi del libro sono davvero interessanti come ad esempio quando Bonami afferma:

Senza di noi, senza il nostro consenso, la nostra presenza, l’arte diventa triste e la bellezza custodita per secoli, e a volte millenni, sfiorisce. Il dipinto davanti al quale non ci fermiamo e che non fotografiamo con noi o senza di noi che non postiamo soffre, soffre come ognuno di noi soffre, o meglio soffriva, ad essere ignorato. Ma finalmente questo non è più possibile perché se tutti ci ignorano, noi, postandoci, diventiamo auto famosi e auto belli. I love me. I like me.

I social sono come un’immensa galleria dove tutti possono appendere o mostrare la propria opera. Ci sarà sempre qualcuno che le guarderà, e spesso qualcuno che le commenterà e magari qualcun altro al quale le opere piaceranno pure. Se un tempo potevamo evitare di vedere, oggi siamo costretti tutti a guardare. La nostra retina, come la memoria di un computer si riempie sempre di più di immagini che vorremmo evitare, ma che entrano dentro di noi senza che noi possiamo fare nulla.

Francesco Bonami ci immerge con perentorietà in una visione che conosciamo bene perché è stata creata proprio da noi stessi. Un libro interessante che mi sento di consigliare a chi inizia a pensare che l’egocentrismo mediatico ci stia scappando di mano e che si domanda perché la frequenza dei giovani all’interno di musei dove non sono possibili fotografie è in netta discesa.

A proposito dell'autore

Girl. Mamma di Gaia&Giada. Ingegnere. Travel addicted. Nata al mare ed incastrata in città. Credo nel web, nella valigia sempre pronta, nell'essere parte di un team e nella qualità del lavoro. Dirigo un magazine online con una redazione di 30 autori ed insegno ciò che ha fatto diventare la mia passione un lavoro.

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