Alla Fondazione Prada di Milano, negli spazi della Cisterna, prende forma “Over, Under and In Between”, progetto site-specific dell’artista Mona Hatoum che invita a riflettere sull’instabilità del presente e sulla fragilità della condizione umana.

La mostra si sviluppa attraverso tre installazioni che dialogano direttamente con l’architettura industriale dell’edificio, un tempo sede dei silos e dei serbatoi della ex distilleria. Ragnatela, mappa e griglia – elementi ricorrenti nel linguaggio visivo di Hatoum – diventano strumenti per indagare temi come precarietà, pericolo e interconnessione, coinvolgendo il visitatore in un’esperienza fisica e percettiva.

All’ingresso, una grande installazione sospesa accoglie il pubblico: una ragnatela composta da sfere di vetro trasparente soffiato a mano, collegate tra loro da fili sottili. L’opera si estende sopra lo spazio, evocando al tempo stesso una rete potenzialmente minacciosa e una struttura protettiva. Le sfere, delicate e luminose, richiamano gocce di rugiada o una costellazione, suggerendo un senso di connessione tra tutte le cose.

Nella sala centrale, il pavimento è interamente occupato da una mappa del mondo realizzata con oltre trentamila sfere di vetro rosso. I continenti sono delineati senza confini politici, creando un “territorio aperto e indefinito”. La scelta della proiezione Gall-Peters, rispetto a quella di Mercatore, sottolinea una riflessione critica sulle rappresentazioni geografiche e sulle dinamiche di potere che storicamente hanno influenzato la visione del mondo.

Il percorso si conclude con all of a quiver, installazione cinetica sospesa composta da una struttura metallica a griglia. Formata da cubi sovrapposti, l’opera si muove lentamente oscillando tra stabilità e possibile collasso, accompagnata da suoni metallici e scricchiolii. Il movimento continuo restituisce una sensazione di tensione e instabilità, trasformando una struttura minimale in un’esperienza emotiva e corporea.

Con questo progetto, Mona Hatoum costruisce un racconto visivo in cui spazio, materia e movimento diventano strumenti per interrogare il nostro tempo. La mostra si configura così come un invito a confrontarsi con l’incertezza, non come condizione da superare, ma come realtà da abitare.

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