Alla Fondazione Prada di Milano, all’interno della Torre, prende forma “Atlas”, un progetto espositivo che invita il pubblico a confrontarsi direttamente con le arti visive attraverso un repertorio di opere di artisti contemporanei. Più che una mostra nel senso tradizionale, “Atlas” si configura come una riflessione continua sulla storia della Fondazione e sul modo in cui lo spazio espositivo può essere interpretato e trasformato nel tempo.

Concepito come un progetto in costante evoluzione, “Atlas” si sviluppa un piano alla volta, modificandosi progressivamente e accogliendo nuove opere e interpretazioni. Questa natura dinamica diventa parte integrante del suo significato: un’indagine sulle modalità di programmazione di uno spazio culturale e sul concetto stesso di display permanente nel contesto contemporaneo.

A partire dal 18 settembre 2025, l’ottavo piano della Torre si rinnova con l’introduzione di due lavori che dialogano tra loro: Mouse Museum (1965–1977) di Claes Oldenburg e Mouse Museum (Van Gogh Ear) (2022) di Alex Da Corte. La presenza simultanea di queste opere offre uno spunto di riflessione sul collezionismo, sull’identità e sulla relazione tra produzione artistica e cultura consumistica, mettendo in relazione approcci differenti e generazioni distanti.

Il percorso espositivo riunisce installazioni, dipinti, arazzi e sculture, costruendo una sequenza di ambienti che alternano assoli e dialoghi tra artisti. Le opere si incontrano per assonanza o contrasto, dando vita a un racconto visivo che attraversa linguaggi e sensibilità diverse. Tra gli artisti presenti figurano Carla Accardi, Jeff Koons, Walter De Maria, Goshka Macuga, Betye Saar, Fischli/Weiss, John Baldessari e Carsten Höller.

Le opere esposte, realizzate tra il 1960 e il 2016, compongono una mappatura possibile delle idee e delle visioni che hanno contribuito a definire il percorso della Fondazione Prada dal 1993 a oggi. “Atlas” diventa così uno spazio aperto, capace di intrecciare dimensione istituzionale e ricerca artistica, lasciando spazio a interventi temporanei, progetti speciali e collaborazioni con altre istituzioni.

Più che un archivio statico, “Atlas” si presenta come un organismo in trasformazione, un dispositivo espositivo che invita a ripensare il rapporto tra opera, spazio e pubblico.

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