Milano è città di chiaro scuri. Di tonalità soffuse più che di toni sgargianti. Prova ne è il Duomo che, passati i primi mesi di abbagliante bianco che viene riportato alla luce dopo ogni pulizia, riacquista il suo tenue grigio più in tinta con il generale mood cittadino. Così anche i posti più gradevoli di Milano, quelli dove passare qualche ora in buona compagnia risulta essere un vero piacere, annunciano la loro presenza con un tono più sussurrato che urlato, molto distante dagli annunci gridati ai quattro venti di quei locali destinati finire derubricati  come moda passeggera al termine della prima stagione di vita

 

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Così è il Bamboo bar, lounge dell’hotel Armani al settimo piano del palazzo di via Manzoni 31. Un luogo di classe intrinseca, buongusto che permea gli arredi e finezza che traspare già al primo colpo d’occhio. È un locale estremamente milanese, nell’accezione buona del termine. Di quello stile distintivo meneghino che si sta andando perdendo nel tempo affogato dai trend del momento e dalla ricerca del clamore mediatico immediato. L’intima natura della location si riesce a cogliere appieno arrivandovi al momento del tramonto, quando gli ultimi raggi di luce di un sole stanco accarezzano i tetti della vecchia Milano del centro, la cupola della galleria Vittorio Emanuele, le guglie del Duomo e quell’unico punto vivido di luce che è la Madonnina

 

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Ci si accomoda nelle poltrone del Bamboo bar percependo un’atmosfera di intimità che non è garantita da nessun separé, ma che viene conferita dalla sapiente disposizione delle sedute. L’accoglienza è formale come si conviene per un locale di questo lignaggio, quanto premurosa, facendo sentire gli ospiti curati senza mai diventare invadente. Nel frattempo sette piani sotto continua a scorrere inesorabilmente frenetico il fluire di umanità che, pompata da piazza Duomo, transita per via Montenapoleone e via Manzoni e via della Spiga, per poi ritornare verso il cuore della città ed essere nuovamente spinta verso la periferia del corpo metropolitano

 

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Il padrone di casa qui è Mattia Pastori, pavese classe ’84 (classe di ferro, ndr) che si muove in sala con la stessa confidenza che dimostra dietro al bancone. Garbato, disponibile e professionale è l’archetipo del bartender moderno che unisce l’estro creativo nella propria arte alla capacità di interpretare i desideri del cliente. Proclamato miglior bartender d’Italia all’interno della Diageo Reserve World Class 2013 Mattia è arrivato fra i primi 16 della competizione a livello mondiale, a riprova di un movimento italiano nella mixology in forte crescita e ricco di nuove idee

 

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La visita al Bamboo bar è stata anche l’occasione per assaggiare una delle creazioni che Mattia ha ideato utilizzando un trade mark della Diageo: il Tanqueray No. Ten, gin di punta dell’azienda con sede a Londra. Il cocktail in questione è il Perfect TTT:

5cl Tanqueray No. Ten

Foglie di tè alla rosa e loto

10 cl acqua tonica

 

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Pochi ingredienti per esaltare al massimo le caratteristiche gustative del gin. Il bicchiere in cui verrà composto il Perfect TTT viene infatti affumicato con le foglie di tè bruciate, si inserisce quindi il ghiaccio e si versa il gin on the rocks, decorando il tutto con scorza di pompelmo. L’affumicatura nobilita ulteriormente la secchezza del gin così come il pompelmo richiama nettamente la nota agrumata del Tanqueray No. Ten. L’acqua tonica a parte permette al cliente di decidere quanto fortemente gustare l’impatto del distillato. Una preparazione che denota maturità e sicurezza, che non abbisogna di stupire con flash di luce e paillettes, ma si accontenta volontariamente di trasmettere la propria solida conoscenza del prodotto e l’abilità nell’esaltarla

 

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Quando il sole all’esterno cala definitivamente l’atmosfera al Bamboo bar diventa ancora più intima e rilassata, le convenzioni si allentano, le giacche si sbottonano e le parole sgorgano con più facilità. La musica è soffusa, la luce è rilassante, il suono delle bottiglie che cozzano e si versano e passano di mano tranquillizza. Così come infonde calore il “cosa ti posso preparare?” di Mattia Pastori, “fai tu” è spesso la risposta più consona. E intanto fuori piove sulle case, sulle chiese e sugli ombrelli che vagano senza una meta apparente …

 Il Fede

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Articolo scritto e redatto da Federico Malgarini | Tutti i diritti sono riservati

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