Ero su facebook questa mattina quando mi arriva una notifica.

Era una richiesta di amicizia da un mio ex. Non che ne abbia tanti quindi eccolo li, nitido nella mia mente, con il suo faccione e la sua foto profilo. E lì per lì la prima domanda che mi è venuta in mente è stata “Ma quando aveva smesso di essere nei miei contatti di Facebook?” Non ho ricordi. Ma allo stesso tempo non ho ricordi di suoi post o status nel mio feed. Quindi probabilmente non era più nella mia rete da parecchio tempo. Tanto abbastanza da farmi dimenticare della sua esistenza. Tanto a sufficienza da farmi smettere di percepire la sua presenza.

Ok, detta così forse sembra un po’ cruda e cinica ma la verità era proprio di fronte a me. L’indifferenza vera e propria. Come di un oggetto dimenticato, come di un evento passato che piano piano rimuovi dalla memoria. Come di un cassetto chiuso entro cui ci sono ancora degli oggetti ma tu non ci pensi più.

E in quel momento la mente ha iniziato a fare un vortice incredibile. Non tanto sul mio ex in sé ma sul concetto di vita. Che ti fa incontrare alcune persone, ti ci fa condividere sogni e paure, frivolezze e decisioni importanti e poi le fa sparire, così come sono comparse. Ci sono momenti di lacrime, tristezza acuta, rabbia e poi puf, non ci sono più. Ti svegli una mattina – forse lo recitava anche una canzone? – e non ci pensi più. Non ci pensi più tanto che smetti di cercare informazioni su di lui/lei e ricominci a vivere senza. Inizi un nuovo capitolo, dove quel personaggio non compare più, nemmeno nel retro pensiero. E sei libero davvero, da qualunque vincolo e inizia una nuova fase: quella dell’indifferenza. Quella entro la quale non piangi più se vedi una foto con un’altra/o, quella in cui non soppesi più le parole quando scrivi qualcosa online perché hai paura di ferirlo/a, quella in cui rinasci con qualcosa in più e qualcosa in meno.

Qualcosa in meno è facile: è lui/lei. In più hai le cose che hai imparato direttamente e indirettamente stando con questa persona, i lati del carattere che hai smussato, gli atteggiamenti suoi che sono diventati anche un po’ tuoi, le abitudini nate insieme e quelle piccole e grandi manie che non sopportavi che ora finalmente non devi più vedere e sentire. Esci arricchito anche quando finisce male e sei in frantumi, perché ogni persona che incontriamo ci arricchisce un pochino, con il bene che porta con sé e con il male che – si spera involontariamente – ci fa. Ne usciamo sempre meglio dalle storie d’amore finite male. Ne usciamo sempre.

L’amore finito è una serie di 4 fasi.

Se lasci tu: 1 il dispiacere di ferire, 2 l’allontanamento, 3 l’indifferenza, 4 la serenità

Se vieni lasciato: 1 il dolore, 2 la rabbia, 3 l’indifferenza, 4 la serenità

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E così ho ripensato anche ai miei ex. E ci ho pensato con una serenità che non pensavo di possedere davvero e invece mi sono resa conto che sono all’interno della fase 4, l’ultima del percorso. Ho provato il dispiacere di aver ferito e l’allontanamento, il dolore e la rabbia. La gelosia a profusione. Poi l’indifferenza. Li ho persi di vista a un certo punto della mia vita, completamente. E ora sono nell’ultima fase, quella in cui riesco a sorridere dei loro successi di vita, mi sono commossa vedendo le foto del matrimonio nei vigneti, ho provato tenerezza nel vedere alcuni regali fatti a me rifatti a una nuova persona. Ho visto le vite andare avanti e ho provato felicità per loro e per me stessa perché solo essendo passata attraverso alcune fasi della mia vita sono riuscita ad arrivare fino a qui: alla mia felicità.

A proposito dell'autore

Girl. Mamma di Gaia&Giada. Ingegnere. Travel addicted. Nata al mare ed incastrata in città. Credo nel web, nella valigia sempre pronta, nell'essere parte di un team e nella qualità del lavoro. Dirigo un magazine online con una redazione di 30 autori ed insegno ciò che ha fatto diventare la mia passione un lavoro.

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