ciao Milano.

La prima volta che ci siamo viste io e te, ero una diciottenne curiosa e con un gran desiderio di muovermi da un paese di 15000 abitanti per seguire la mia strada, diventare adulta e prendermi un pezzo di carta che nessuno avrebbe mai potuto contestare. Avevo voglia di riscatto, di affermazione, di certezze da creare e di situazioni da cambiare – nulla di diverso dai 18enni della mia generazione tutti accumunati dal medesimo desiderio. Avevo finito la maturità nel liceo scientifico di Savona da pochi mesi, avevo vissuto un’estate a fare simulazioni di test di ammissione e ora ero pronta per le prove di selezione, il confronto, le valutazioni e tutto quello che l’iter universitario avrebbe previsto.

Ero la classica adolescente mai uscita dal guscio, figlia unica di due figli unici con il desiderio di imparare tutto e la consapevolezza di non sapere da dove iniziare. E invece un inizio c’è stato e, nei primi giorni di settembre, sono andata in Politecnico a fare il test di ammissione per ingegneria informatica. Test passato, casa studenti trovata, trasloco eseguito.

E’ iniziata così questa avventura nel capoluogo meneghino, con una stanza da letto divisa in tre e una casa minuscola che a noi sembrava una reggia. Tutto da imparare: la pasta la si butta subito o dopo che l’acqua bolle? A quanti gradi devo lavare le camicie? La carta di credito come funziona? I libri per il corso di informatica teorica dove vanno ordinati? Le dispense del corso di fisica 2 da chi me le faccio prestare?

 

Di anni ne sono passati tanti, esami universitari, test di ammissioni, laurea triennale in ingegneria informatica. Erasmus a Madrid con 6 mesi di docenza come assistente e poi laurea specialistica in ingegneria gestionale. Esame di abilitazione e iscrizione all’albo degli ingegneri: iter scolastico ufficialmente terminato.

Colloqui, cv, linkedin. Una serie di numeri di telefono che si aggiungevano in rubrica e la posta elettronica imballata di candidature per application. Il primo stage e il primo trasloco in quella che per i successivi 16 anni sarebbe stata la mia casa.

Le nuove amicizie che prendevano forma e quelle vecchie perse sulla strada di quei 200 chilometri scarsi che mi separavano dalla casa dove sono diventata grande, sufficienti per trasformare rapporti di facciata in conoscenze lontane.

Cosa è Milano per me?

Le cose semplici fatte da soli, il primo (di mille mila) take away per pranzo, le nuove routine, le tantissime sfide per crescere e restare al passo con un mondo che non aspetta. Gli esami che pensi finiscano con la proclamazione della laurea e invece ti inseguono tutta la vita. Imparare la gestione di una casa, di una contabilità, di una famiglia che prima sei solo tu e poi in due e poi chissà. Apprendere come far prima a far le cose, perché il tempo inizia a accelerare e sembra di averne sempre meno. Le convivenze: che fino a che vivi con i tuoi è tutto più semplice, ma quando dividi il tetto e la stanza con un’estranea le metriche diventano più complesse, i rapporti umani più difficili.

Milano, una città così sconosciuta prima del trasloco e così famigliare oggi che, per arrivare in un punto della città, conosco almeno tre strade diverse da percorrere. Che quando prendo la metropolitana non mi serve guardare le indicazioni e vado a memoria. Che so dove trovare ogni cosa, ogni prodotto, ogni brand, ogni vestito. Una casa ampia e spaziosa, ricca di strade e negozi, panorami metropolitani che racchiudono ricordi e momenti.

Grazie Milano per come sei: ricca di traffico e di opportunità. Mi hai dato tutto o quasi, e io ti ho dato me stessa, scegliendoti ogni giorno come casa.

A proposito dell'autore

Girl. Mamma di Gaia&Giada. Ingegnere. Travel addicted. Nata al mare ed incastrata in città. Credo nel web, nella valigia sempre pronta, nell'essere parte di un team e nella qualità del lavoro. Dirigo un magazine online con una redazione di 30 autori ed insegno ciò che ha fatto diventare la mia passione un lavoro.

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