Presentata in anteprima a Los Angeles e successivamente ai cittadini europei durante il salone internazionale dell’auto di Ginevra, la Porsche Macan è il nuovo SUV compatto della casa di Stoccarda.

Porsche con questo modello vuole posizionarsi in un segmento tecnicamente molto competitivo ed affollato: le dirette concorrenti tedesche hanno veicoli dalle vendite consolidate ma ritengo che vi sia abbondante spazio per questa vettura dalle caratteristiche così uniche, tra poco vi spiegherò il perchè.

Noi abbiamo avuto il piacere l’onore di essere ospiti di questa esperienza che parte da Milano in un giorno piovoso. Viaggiamo con altri due “colleghi” giornalisti a bordo di una Porsche Macan S Diesel,  dotata di un propulsore da 250 CV, che contribuisce ad evitare i balzelli della fiscalità.

L’esperienza di guida ci porterà a raggiungere il Belgio guidando attraverso Svizzera, Francia per giungere finalmente alle autostrade tedesche dove, in alcuni tratti, non vi sono limiti di velocità e nei quali potremo finalmente testare con mano le capacità sportive di questo SUV compatto.

La prima esperienza emozionale che si prova è fisiologicamente quella estetica. Il Direttore PR dell’ufficio stampa Porsche Italia, che ci accompagnerà nel viaggio, si scomoda in prima persona per portare le auto fin sotto la tettoia del nuovissimo Centro Porsche Milano e la prima sensazione che ho provato è che il capo stilista Porsche, Michael Mauer, ha fatto veramente un lavoro di design eccellente per distinguere la tigre tedesca dalle altre SUV compatte presenti nel settore.

Certo, guardando l’auto dall’esterno non si può fare a meno di notare la somiglianza del modello con la gemella Cayenne ma è altrettanto evidente che le dimensioni sono completamente differenti. La nostra Macan misura 4,68 metri in lunghezza, 1,92 in larghezza e 1,62 in altezza. Presenta valori significativamente inferiori a quelli della Cayenne. L’esperienza di guida dimostrerà in effetti quanto è agile questo mezzo.

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Approcciamo la nostra auto e si crea il solito momento di imbarazzo che si vive quanto tutti i partecipanti al viaggio affiancano i propri bagagli al veicolo. In questi casi ognuno pensa per sé e porta tutto ciò che ritiene strettamente necessario per affrontare i tre giorni di viaggio. In tre persone ho contato otto bagagli e, dopo uno sguardo complice, negli occhi di ognuno di noi ho letto la stessa domanda. I bagagli troveranno spazio nel baule ? È proprio in questo momento che il portellone automatico si apre, grazie ad un tocco elegante del nostro supervisore che con nonchalance ci invita a caricare i bagagli. Il suo sorriso e compiaciuto. Sa benissimo che l’ingente mole di bagagli troverà posto senza particolari problemi ed effettivamente così è stato. Lo spazio di carico è pari a circa 500 litri e non abbiamo nemmeno dovuto ribaltare i sedili posteriori per trovare posto ai bagagli e le attrezzature tecniche fisiologicamente necessarie per affrontare un viaggio di lavoro. Prima sfida: 1-0 per Porsche.

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Dopo le istruzioni di rito e le raccomandazioni sulla sicurezza stradale partiamo. In questi casi ci si alterna alla guida. La strada da percorrere è tanta: oltre 800 km ci separano dalla nostra meta e le tratte autostradali svizzere sono estremamente impegnative per via dei limiti di velocità molto rigorosi.

Io per il momento sono passeggero. Mi siedo nel sedile posteriore che trovo comodo, abbondante ed accogliente. Abbasso il poggiobraccia centrale per avere una posizione più ergonomica e nel tratto all’interno della città di Milano mi isolo dal mondo esterno, sollevando la tendina parasole che è presente sulla mia portiera.

Entriamo nel tratto autostradale. Prima affrontiamo il tratto che ci porta ad uscire da Milano e successivamente il tratto che possa verso il valico di Como. Immediatamente percepisco un’ulteriore elemento che caratterizza questo veicolo: la silenziosità degli interni. La radio è spenta e gli altri passeggeri non parlano. L’andatura è sostenuta ma all’interno del veicolo non si sente alcun fruscio né si sente il rumore tipico del motore a gasolio. La stessa sensazione mi verrà confermata in futuro quando, alla prima stazione di servizio, cercherò di percepire il tipico canto del motore diesel che in questo modello pare quasi silenziato.

Propongo questo argomento ai miei compagni di viaggio e quindi Maurizio, giornalista professionista ed ex pilota di auto, decide di verificare le mie sensazioni. Preme a fondo l’acceleratore e dalla settima passiamo, in un balzo, alla terza marcia. Il motore ruggisce, verso i 5.000 giri sentiamo un piacevole suono provenire dall’esterno del veicolo. Che sound e che spinta inaspettata per un veicolo diesel !

Il nostro viaggio procede in maniera attenta lungo le autostrade svizzere per poi finire nel tratto francese dove i limiti sono meno rigorosi. Giungiamo al limite del territorio francese e, dopo un pranzo veloce che ci ha permesso di cambiare i piloti, entriamo finalmente in Germania.

È il mio turno di guidare ed è giunto il momento di sentire il ruggito della tigre tedesca (“Macan” vuol dire “tigre” in indonesiano). Mi siedo sul sedile avvolgente e collocato in posizione sorprendentemente sportiva per un veicolo di questo tipo. Passato al posto di guida e messe le mani sul volante ho immediatamente la sensazione di essere su di un’auto sportiva per via degli interni tipici della casa di Stoccarda, molto simili a quelli della Panamera. Il volante ti trasmette le sensazioni che provengono dalla strada. Risponde bene, è discreto e preciso.

Prendo confidenza con il veicolo e con i diversi pulsanti che mi permettono di comandare le funzioni dell’auto. Dopo un attimo è tutto facilmente identificabile e trovo il pulsante sport plus che regola la centralina in modo da garantire le massime prestazioni.

È giunto il momento.

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Il nostro viaggio è accompagnato da un altro veicolo che ci precede, una Panamera, anch’essa diesel, alla guida un altro pilota, alla radio il responsabile Porsche, sempre attento a tutto e tutti. Il mio copilota è in costante contatto radio con l’auto davanti a noi e ci viene comunicato il via libera: la strada è vuota. Complice un giorno settimanale e complice l’orario non c’è praticamente nessuno e il tratto in cui ci troviamo non impone alcun limite di velocità e quindi possiamo, sempre pensando alla sicurezza stradale, sentire quanto ha di sportivo questo SUV.

Le marce si susseguono e la velocità cresce. Il cambio PDK a sette a sette rapporti cambia sempre nel momento giusto. Si sente la spinta costante del sei cilindri che sembra voler dimostrare di essere sempre pronto a tutto. Uno dei miei compagni di viaggio, quello seduto sul sedile posteriore, ricarica le proprie energie con un sonnellino postprandiale e non percepisce minimamente il fatto che stiamo spingendo al massimo i nostro veicolo. La velocità cresce e in un baleno ci troviamo a toccare i 240 km/h. Non si ha la sensazione di essere su di un diesel, né per il rumore praticamente assente, né per la spinta, sempre costante, aggressiva, quasi inaspettata. Alla massima velocità raggiunta l’auto è stabile e lo sterzo ha una precisione chirurgica. Non oso immaginare che cosa posso fare nelle mani di un professionista in grado di spingere l’auto al limite su di una pista.

Guido praticamente per tutta la Germania. In tutta sicurezza manteniamo una media estremamente elevata con abbondanti tratti sopra i 200 km/h. Sono incuriosito dai consumi ed entrando in Germania avevo provveduto a resettare uno dei due computer di bordo. Il primo era stato resettato a Milano, il secondo lo avevo resettato io.

I consumi sono sorprendentemente bassi e nonostante il peso del veicolo e l’andatura veramente aggressiva ci attestiamo su valori di consumo fino a poco tempo fa difficilmente immaginabili. Complice sicuramente la costante ricerca e sperimentazione dei gruppi sportivi Porsche. Siamo sui 12 km percorsi con un litro di gasolio.

Proseguiamo tra colline e paesaggi incantati fino a quando non giungiamo in Belgio, nostra meta finale.

Il nostro viaggio è sostanzialmente terminato e quindi chiedo ai miei compagni le rispettive opinioni per confrontarle con le mie. La mia idea, condivisa all’unanimità, è che sarà un veicolo di successo in grado di coprire abbondantemente la quota di 2.000 unità assegnate al territorio italiano. Si tratta di un veicolo dal gradevole impatto estetico, comodo come una berlina e fortemente pratico, con una attenzione al singolo dettaglio e una qualità costruttiva degna del marchio. Il segmento in cui si posiziona è competitivo ma ogni elemento che contraddistingue questa auto e fortemente definito. È un ottimo fuori strada per via dei sistemi intelligenti di trazione integrale. È un ottimo veicolo sportivo per via del motore ruggente che spinge il veicolo. È un’auto pratica perché la capacità di carico è estremamente abbondante e, perché no, è un’auto da città perché le dimensioni sono contenute, i consumi sono veramente irrisori e la visibilità è molto elevata.

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