La tradizione qui è fortissima. E non parlo solo della preghiera che ripetono ogni giorno per cinque fasi, ma anche della tradizione che si respira la sera quando si esce per la cena e tutti indossano con orgoglio gli abiti tradizionali. Quando si sente riecheggiare per l’intera città di Dubai il richiamo alla preghiera. Quando si cammina per la strada e si scorgono gruppi di uomini inginocchiati a pregare insieme, a condividere il cibo appena finisce il ramadan. Quando si incontra un anziano vestito di bianco che osserva tutto in silenzio e ti fa capire ciò che sta pensando senza bisogno che il suo viso cambi espressione. Quando anche tu inizi a portare le gonne lunghissime per rispetto, e smetti di guardare gli uomini negli occhi. Quando nelle camere di albergo c’è sempre sul soffitto l’indicazione della direzione della mecca e nell’armadio un tappeto da apporre sul pavimento per svolgere il tuo compito. Quando cammini per strada e vedi il loro mondo che si ferma, che rallenta. E’ la tradizione che viene portata avanti senza lamentele sterili, senza sentirla come un fardello da condurre ogni giorno.

E’ la religione che qui guida il mondo, senza permettergli di bere alcolici e fumare in quasi tutti i posti. E’ il loro credo che li conduce a un mese di purificazione dall’alba al tramonto, al quale sei escluso solo se sei un bambino o un malato. E’ il ramadan che fa da congiunzione fra tradizioni e religione, fra passato e futuro, fra orgoglio di se stessi per l’averlo portato a termine e lo sforzo che questi uomini compiono per 30 giorni. Ammiro la loro forza e la loro costanza, la loro devozione e il loro voler mantenere intatte tradizioni che a voi europei suonano come note stonate.

Non mi è stato permesso entrare ma la Moschea di Jumeirah è un luogo che vale la pena anche solo di essere osservato dall’esterno, con le sue tre entrate: la principale che viene aperta solo in rare occasioni, quella femminile e quella maschile. Si può visitare solo alle 10 del mattino tutti i giorni tranne il venerdì. Alle donne viene fornita una tunica nera che copre tutto tranne gli occhi, le scarpe vanno lasciate fuori. Le tradizioni vanno rispettate, sempre

A domani

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Tutte le immagini dell’articolo sono proprietà di Laura Renieri | Realizzate con Canon Reflex EOS 70D con ottiche Canon EFS 15-85 mm e/o Canon EF-S 10-22mm | Tutti i diritti sono riservati

A proposito dell'autore

Girl. Mamma di Gaia&Giada. Ingegnere. Travel addicted. Nata al mare ed incastrata in città. Credo nel web, nella valigia sempre pronta, nell'essere parte di un team e nella qualità del lavoro. Dirigo un magazine online con una redazione di 30 autori ed insegno ciò che ha fatto diventare la mia passione un lavoro.

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