Chanel ha sempre qualcosa di magico, di suggestivo da regalare e grazie all’inventiva di Karl Lagerfeld è diventato marchio globale, inarrestabile e inaffondabile, come le tanti navi salpate da questo porto sul freddo Mar del Nord che è Amburgo: la città tedesca, che ha dato i natali al “Kaiser”, ha ospitato lo scorso 6 dicembre la sfilata Métiers d’Art, quello spettacolo di sartorialità sopraffine attraverso cui ogni anno la maison francese omaggia una città, una parte di globo che, sebbene lontana, diventa vicina, e celebra le proprie maestranze, quel savoir-faire che orgogliosamente contraddistingue gli atelier di Mademoiselle, ultimo e vero baluardo contro la mercificazione e l’omologazione, ultimo santuario che custodisce gelosamente esperienze e conoscenze maturate negli anni ma in costante aggiornamento.

Dopo Salisburgo, Roma, Dallas questo è stato l’anno di Amburgo che sta diventando meta turistica oltre che hub in cui artisti e architetti ne hanno ridisegnato il volto, mantenendone però intatta la vocazione portuale e commerciale: nel quartiere di Spreichstadt, vera anima della città nata sull’Elba, dopo la II Guerra mondiale è stato investito molto per la ricostruzione e per la riqualificazione, chiamando a raccolta menti eccelsi a collaborare come nel caso del duo svizzero Herzog & de Meuron il cui edificio ha ospitato lo show.

Nella Elbphilharmonie, immaginifica e magnifica sala da musica, famosa per l’acustica eccellentissima, realizzata in legno e acciaio a mo’ di anfiteatro greco, ha avuto luogo la magia: un plotone di modelle ondeggiava tra palchi e platea in un susseguirsi infinito di abiti, e storia, accompagnate dalle note dell’orchestra. Karl Lagerfeld ha pensato ad una collezione moderna, portabile ma offuscata da una bruma malinconica, la stessa che avvolge il porto amburghese.

Non è passato inosservato il richiamo all’iconografia marinaresca: ogni outfit era accompagnato da un cappello con visiera che ricordava  quello dei marinai, essenziale nella forma ma ingentilito dal tulle, quasi ad incorniciare e proteggere il volto contro le sferzate gelate del Mar del Nord, e un’àncora ricamata in cristalli a illuminare la notte.

Immancabile il tweed che, per questa volta, ha intrapreso un lungo discorso con il cashmere: maglioni lunghi di lana grossa portati come mini abiti, abbinati a gonne in voile trasparenti, indossati uno sopra l’altro, o addirittura sotto i classici completi sono stati i veri protagonisti della passerella; nessun orpello a intralciare la navigata se non scaldamuscoli e tubolari ricamati con paillettes che hanno sostituito i gioielli.

E se il giorno è stato tutto un rincorrersi di maglia e tweed, la sera ha brillato nel nero, nella vernice di capispalla con dettagli di pelliccia, nei blazer  imbottiti di piuma d’oca; collant neri si sono insinuati in francesine di velluto, su cui un fiocco lezioso sembrava seguire l’ondeggiare del mare. Come sempre gli accessori sono stati strabilianti e borse dalla forma di container, logate con la celebre doppia C, hanno catalizzato l’attenzione del front-row.

Quando il capitano Karl è uscito in passerella, la sala è stata scossa dal fragore degli applausi che hanno accompagnato il varo di una lussuosa nave che si chiama Chanel, pronta a solcare i mari del tempo.

Articolo scritto e redatto da Ciro Sabatino| Tutti i diritti sono riservati

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A proposito dell'autore

Classe 1983, napoletano di nascita ma meneghino d'azione, insegnante appassionato di Italiano, Latino e Storia, da sempre sedotto dalla Moda, da quest'arte sublime ed eterea che lascia comunque traccia. Penna e calamaio per esprimermi e comunicare al mondo: ad una mail preferisco un foglio di carta, magari carta da zucchero.

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