Fissata la data, la location e il catering sono arrivata al momento che le donne desiderano forse con maggior ardore: la ricerca dell’abito da sposa. Da quando siamo piccole sogniamo il momento con curiosità ed eccitazione, con desiderio e quel filo di paura che rende quasi adrenalinico il momento. Lo pensiamo come il punto più alto della nostra femminilità, il coronamento del sogno del grande amore celebrato nelle storie e nelle fiabe che per anni abbiamo ascoltato e letto.

Per l’occasione non potevo quindi che scegliere uno dei marchi che più ho amato e desiderato nel corso della mia vita. Strati di tulle e chiffon, gonne multistrato, corpetti decorati e centinaia di milioni di farfalle e fiori intarsiati che rendevano – e rendono tuttora – gli abiti meravigliosi ed unici.

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Ma l’incantesimo è finito dopo pochi minuti: la magia letteralmente scomparsa. Hanno iniziato a fami provare una decina di abiti tutti irrimediabilmente sporchi di make-up di future spose precedenti, odoranti di sudore, scuciti in alcune parti e quasi informi su di me. Tutte taglie 38, quasi nessuna zip che riusciva a chiudersi e una lunghezza sproporzionata di maniche e di gonne da farmi sentire goffa e bassa nonostante i tacchi altissimi che indossavo.

Devi immaginartelo con maniche così, scollo così, lunghezza della gonna così.

Possiamo cambiare il materiale, il colore, la forma e la grandezza. Devi solo capire qual’è il modello che ti piace di più

Ma la domanda è: come faccio a capire qual’è il modello che mi piace di più, e soprattutto quello che mi sta meglio, se non posso provare qualcosa della mia taglia e con le caratteristiche che cerco? Quanta immaginazione serve per guardarsi allo specchio indossando un modello di abito e pensare a tutte le modifiche che si desidererebbero? Come faccio a sentirmi bella avvolta in vestiti da più di € 5000 che mi fanno sentire solo goffa e sprigionano odore di sudore da ogni parte?

È stata senza dubbio una delle esperienze più brutte della mia vita. Ho liquidato in poco tempo l’appuntamento dicendo che sarei tornata successivamente fissandone uno fittizio giusto per avere la motivazione per uscire dal negozio – e che infatti ho disdetto telefonicamente poche ore dopo – con la consapevolezza che non sarei più rientrata in quest’atelier. Sicuramente non è stata la migliore esperienza della mia vita ma senza dubbio un’esperienza utile per il futuro, perché il vestito perfetto esiste, bisogna solo trovarlo: mai scoraggiarsi alla prima prova. MAI!

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A proposito dell'autore

Girl. Mamma di Gaia&Giada. Ingegnere. Travel addicted. Nata al mare ed incastrata in città. Credo nel web, nella valigia sempre pronta, nell'essere parte di un team e nella qualità del lavoro. Dirigo un magazine online con una redazione di 30 autori ed insegno ciò che ha fatto diventare la mia passione un lavoro.

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