Ci sono mostre che si visitano. E poi ce ne sono altre che si attraversano con il corpo, prima ancora che con lo sguardo. Robert Mapplethorpe. Le forme del desiderio, in scena a Palazzo Reale fino al 17 maggio 2026, appartiene senza esitazione alla seconda categoria.

Nel cuore di Milano, a pochi passi dal Duomo, prende forma una delle retrospettive più intense e necessarie dedicate a Robert Mapplethorpe, fotografo che ha trasformato il desiderio in linguaggio formale e la fotografia in un atto di assoluta precisione estetica.

Oltre 200 opere compongono un percorso ampio, rigoroso e volutamente non edulcorato. Il titolo non è una dichiarazione poetica, ma una chiave di lettura: per Mapplethorpe il desiderio è forma, equilibrio, struttura. È una questione di luce, di simmetria, di controllo.

L’allestimento accompagna il visitatore lungo i nuclei fondamentali della sua ricerca:

  • nudi maschili e femminili, trattati come sculture classiche;
  • ritratti iconici della scena artistica e culturale newyorkese tra anni Settanta e Ottanta;
  • le nature morte floreali, apparentemente silenziose, in realtà cariche di tensione sensuale;
  • gli autoritratti, veri manifesti identitari.

Non c’è provocazione gratuita. C’è, piuttosto, una ricerca ossessiva della perfezione, una disciplina quasi ascetica nel costruire immagini che restano impresse perché formalmente inevitabili.


Mapplethorpe non fotografa il corpo: lo costruisce.
Ogni muscolo, ogni curva, ogni dettaglio viene isolato, illuminato, reso essenziale. Il bianco e nero — netto, profondo, senza compromessi — elimina il superfluo e costringe lo sguardo a misurarsi con la forma.

Il risultato è un’estetica che richiama la statuaria classica ma parla un linguaggio contemporaneo, radicale, spesso scomodo. È proprio in questa tensione che l’opera di Mapplethorpe continua a essere attuale: perché non chiede consenso, chiede attenzione.

A distanza di oltre trent’anni dalla sua scomparsa, il lavoro di Mapplethorpe dialoga con temi più che mai urgenti: identità, rappresentazione del corpo, libertà espressiva, censura.
Ma lo fa senza slogan, senza retorica. Lo fa attraverso la forma, che diventa atto politico nel momento stesso in cui si sottrae alla cronaca e al giudizio morale.

Visitare Le forme del desiderio significa confrontarsi con un’idea di bellezza che non è rassicurante, ma necessaria.

Questa non è una mostra “da vedere”.
È una mostra da reggere, da attraversare con lentezza, lasciando che le immagini lavorino sotto pelle. Mapplethorpe non offre risposte, ma una grammatica visiva potentissima con cui rileggere il corpo, il desiderio e l’idea stessa di bellezza. E Milano, ancora una volta, si dimostra il luogo giusto per ospitare uno sguardo che non ha mai smesso di interrogare il presente.

Informazioni utili

  • Mostra: Robert Mapplethorpe. Le forme del desiderio
  • Luogo: Palazzo Reale, Milano
  • Date: fino al 17 maggio 2026

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