Cosa avranno in comune un contratto a progetto in una rete televisiva, la ricerca di disperata di una casa e il sogno di una fashion designer? Ciò che li lega è la giovane scrittrice Sara Lorenzini, ovviamente. E’ sua la capacità di regalarci storie appassionanti e “reali”, tanto da farsi film in testa, piene di dettagli e curiosità.
Storie che capitano anche a noi nella quotidianità come quelle delle sue protagoniste Emma, Neve e Mia, rispettivamente dei romanzi “Diario Semiserio di una Redattrice a Progetto”, “45mq. La Misura di un Sogno” e “Il Diavolo Veste Zara” (pubblicato con lo pseudonimo Mia Valenti), tutti editi da Mondadori.
Nella stagione invernale e primaverile l’abbiamo seguita nel programma Plot Machine, in diretta su Radio 1, insieme a Vito Cioce, creato per gli amanti della letteratura e sviluppato in base alle storie degli ascoltatori. Nel suo romanzo autobiografico “Il Diavolo Veste Zara” Mia Valenti è una fashion designer che vorrebbe diventare stilista, ma è sottomessa alla sua capa (tremenda analfabeta digitale) mentre lei è appassionata di tecnologia, una vera geek girl. Riuscirà Mia a svecchiare il brand dando il suo contributo, arrivando allo scontro generazionale che stanno vivendo molte aziende italiane, specialmente dove un ricambio generazionale è necessario?

Lei è una scrittrice che non smette mai di sognare, proprio come i suoi personaggi e riesce a raccontare esattamente come stanno le cose nel nostro Paese.

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Ecco una breve intervista a Sara Lorenzini sul suo ultimo romanzo:

Il tuo ultimo romanzo è uscito con lo pseudonimo di Mia Valenti e non sotto la tua vera identità, ci racconti la tua scelta? forse qualche tuo lettore ne potrebbe essere rimasto deluso, o sconcertato nel trovare in libreria questa autrice al posto tuo.

Spero di non aver deluso nessuno! È stato un giochino letterario: mi sono divertita a rendere la protagonista de “Il diavolo veste Zara” anche la scrittrice. Dopo tutto è la sua storia, no?

Il diavolo veste Zara, una storia appassionante, che crea sin da subito un legame col lettore che sta vivendo esattamente la stessa situazione, magari in altri settori lavorativi, e dona carica di autostima. Questa volta la parte diabolica sta nella rivincita dell’assistente, Mia, fashion designer in un’importante maison, cosa ti ha portato a scrivere di moda?

Volevo un settore di prestigio per raccontare la scalata di una giovane precaria… e ho scelto quello dell’alta moda perché rappresenta l’eccellenza italiana, che ci viene riconosciuta all’estero. Tra i nomi più importanti dell’alta moda ci sono i grandi stilisti italiani, veri maestri.

Leggendo i i tuoi romanzi ho trovato una quantità enorme di riferimenti a tematiche e problemi dei giovani d’oggi: il lavoro precario, la crisi, la ricerca della prima casa, gli amori che finiscono e rinascono. Come mai questa decisione? Hai avuto esperienze personali per le quali volevi rendere partecipi i tuoi lettori di questa “dura realtà”?

La mia ambizione è quella di raccontare i nostri tempi e per farlo, con onestà e schiettezza, parto proprio dalle problematiche della mia generazione. Situazioni che inevitabilmente mi sono ritrovata a vivere come tante persone della mia età (e non solo) in questo Paese…

E le tue protagoniste: Emma, Neve e Mia un po’ si somigliano, tutte intorno ai trent’anni, (“che è meglio arrotondare per eccesso se no non ti considera nessuno”, cit tua) ma con storie narrative diverse (e bellissime). Hai mai pensato ai tuoi romanzi come progetti cinematografici? Ti è mai stato proposto di trasformarne le trame in sceneggiature? (noi ci speriamo tanto)

Sì, mi è capitato… e sarebbe bellissimo se questi progetti si realizzassero. Quando scrivo un libro mi capita di volare con la fantasia e immaginare un film!

Quali sono stati i tuoi percorsi formativi e lavorativi che ti hanno fatta arrivare dove ti trovi ora? Sei co-conduttrice di un programma radio “plot machine” in diretta su RADIO1, una nuova avventura che ti aspettavi? Stai pensando ad un nuovo romanzo?

Sono laureata in Comunicazione e, un contratto dopo l’altro, ho sempre lavorato in settori affini al mio percorso di studi. Nella vita ho sempre amato leggere, ascoltare e raccontare storie… E sto cercando di farne una professione, a prescindere dai mezzi utilizzati per raccontarle. La scrittura, la letteratura, i romanzi, però, restano la mia passione più grande. E La proposta ricevuta per “Radio 1 Plot Machine” è stata davvero inaspettata… e molto divertente!

Cosa ti sentiresti di consigliare ai giovani che, appena laureati, si sentono persi in questo mondo lavorativo, pieno di rifiuti e di contratti occasionali, pronti a tutto ma senza rinunciare mai ai propri sogni?

Di non arrendersi, di osare, di sperimentare, di fare esperienza… per trovare la propria strada, qualche volta è necessario perdersi.

 

Dalla quarta di copertina si legge:

I desideri più grandi di Mia sono:
1. Dormire, dormire, dormire di più.
2. Non mangiare sempre alla scrivania in pausa pranzo.
3. Dire quello che pensa (specialmente a Veronique).
4. Innamorarsi.
5. Firmare un abito per la Paris Fashion Week.

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A proposito dell'autore

Laureata in Comunicazione, pendolare regolare ma con ritardi involontari sul Brescia-Milano, è 50% Graphic Designer e 50% Editor geek. Il suo mondo è composto di viaggi, scatti fotografici, un sito-portfolio da terminare e ha una dipendenza da Netflix e ebook su Kindle.

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