Come tutte le cose in cui si incappa durante questa vita che ci è stata regalata arriva un punto in cui si tirano le fila. Si riflette su quello che abbiamo iniziato d’impulso e si ragiona su cosa ci ha portato a farla diventare una componente della nostra esistenza. Con la corsa è stato studio, riflessione e poi azione. Una mattina ho inforcato le scarpette comprate mesi e mesi prima e mi sono ritrovata nel parchetto vicino casa che in 12 anni in Porta Romana non avevo mai attraversato, MAI. Ho scelto un pantaloncino corto ed una maglia comprata in Trentino, ho legato i capelli in una treccia e mi sono sentita un po’ bambina. Non solo per lo zainetto Invicta rubato agli anno ’80 di papà, ma sopratutto per lo spirito di scoperta con il quale ho varcato la soglia di casa.

Correre ti apre il cuore, ti svuota il cervello, ti pompa ossigeno nel corpo e smuove il tutto in modo armonico. Non lo capisci subito, anzi, le prime corse ti sembra di morire con il fiato che non arriva dove vorresti, con la stanchezza che ti assale alle caviglie, con la demotivazione che bussa in testa. All’inizio non è facile, le prime corse poi sono le più complesse perchè da un lato trovi la scusa che non hai allenamento e quindi è normale che non riesci, dall’altro ti crogioli dentro questa affermazione e scusi così la pigrizia insita nelle fibre del tuo corpo. Passate le prime 5 corse inizia la discesa, una volta che le dita di una mano non ti basta più per contarle è il primo giro di boa. Il corpo inizia a funzionare, ha capito che non molli che non cedi ai suoi capricci. Si rende conto che ce la può fare ed inizia a crederci insieme a te. Quella è la prima svolta, quella che ti ricordi per sempre quella che segna lo spartiacque fra il “massì ci provo” ed il “adesso corro 2 volte a settimana senza mai sgarrare

E non ti devi raccontare scuse perchè diventa un desiderio non un obbligo che ti imponi

 

 

ALTRI EPISODI

Le mie prime tre corse: fra lo sportivo ed il sentimentale | La vita da (potenziale) runner 2.0

Correre: la testa comanda tutto | La vita da (potenziale) runner 2.0 – ep. 2

Correre: se molli sei fottuto| La vita da (potenziale) runner 2.0 – ep. 4

 

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A proposito dell'autore

Girl. Mamma di Gaia&Giada. Ingegnere. Travel addicted. Nata al mare ed incastrata in città. Credo nel web, nella valigia sempre pronta, nell'essere parte di un team e nella qualità del lavoro. Dirigo un magazine online con una redazione di 30 autori ed insegno ciò che ha fatto diventare la mia passione un lavoro.

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1 risposta

  1. Gio

    Ciao Laura, io ho cominciato a correre da marzo dopo un periodo un po’ turbolento della mia vita. Leggermente in sovrappeso (mi piace ricordarmi cosi :D) mi sono imposto di uscire dalle quattro mura del mio appartamento per vedere dove mi avrebbero portato quella scarpe da tennis che ormai stavano facendo la muffa… La prima volta è stata traumatica lo ammetto; il fiato non arrivava, le gambe erano dure, i 50enni mi sorpassavano con una facilità disarmante e quando per tornare a casa mi resi conto che avrei dovuto ripercorrere la stessa strada che avevo appena fatto mi chiesi: “E adesso??”. A casa ci sono ritornato per fortuna però ricordo che ero abbattuto e pensai che mai e poi mai sarei riuscito a correre senza pensare di morire di fatica da un momento all’altro.. Decisi comunque di non mollare perché ero deciso di dimostrare qualcosa a me stesso e da allora sono andato avanti con i miei tempi e il mio ritmo. Ora siamo a settembre e come dici tu la corsa è diventata un desiderio e non più un obbligo che ti imponi. In questi mesi ho visto posti fantastici che non avrei mai pensato di vedere, mi sono spinto a dei livelli che non avrei mai pensato di raggiungere, ho conosciuto meglio me stesso e ora mi sento felice… Uscire all’aria aperta fa bene e capisco cosa intendi quando dici che correre smuove tutto in modo armonico e poi… quanto bene si sta quando torni a casa dopo aver finito??