Devo fare le valigie. In realtà, sinceramente, ho già iniziato o meglio ho iniziato a mettere una vicina all’altra quasi tutte le cose che mi piacerebbe portare con me. Era da tempo che non facevo una valigia. No, in realtà non è vero: le valigie le faccio spesso, ma questa è la prima che riempio con la consapevolezza che partirò da sola, senza Alessandro e le bimbe, mettendo fra me e loro più chilometri di quelli che riesco a immaginare, per più giorni di quelli che ci abbiano mai separati

È strano come qualcosa di assolutamente meccanico e naturale fino a non troppi mesi fa, oggi diventi una novità assoluta che mi lascia pensare e riflettere su quanto sia diversa. Il pensiero vola rapido, quasi in automatico e senza possibilità di dominio da parte mia, e mi ritrovo a passare mentalmente i viaggi, i controlli del passaporto e le destinazioni che ho visitato grazie a questo mondo impalpabile che viaggia sul web. Montagna, mare, collina, lago, città, foresta e spiaggia si sono susseguite mese dopo mese in questi anni di blog. E mi viene da sorridere pensando a quanti nomi di città mi scorrono rapidamente davanti agli occhi quasi senza distinguerli uno dall’altro. È una magia che si è trasformata in una realtà quasi quotidiana, che mi ha fatto incontrare persone, visitare luoghi ed imparare tanto.

Nell’anno prima della gravidanza ho visto una ventina di capitali europee, mi sono divisa fra gli emirati arabi, gli Stati Uniti d’America, l’Australia e le isole. L’Italia non è mai mancata all’appello e mi ha sempre sorpreso con i suoi paesaggi e l’arte che si respira in ogni via. Ho passeggiato in una foresta alla ricerca dei canguri, sono rimasta in silenzio davanti allo spettacolo dei pinguini a Philippe Island, ho osservato una diversa cultura a Dubai, ho sfilato con macchine d’epoca in Toscana, mi sono persa in mille mostre di arte e design in Europa, ho pranzato in ristoranti stellati in ogni parte da me visitata, ho adottato un gatto a Madrid

Ho cucinato per la prima volta un risotto a Venezia, ho incontrato persone che sono diventate amiche nella vita vera, ho imparato la differenza fra un tessuto e l’altro osservando le sfilate e perdendomi nei loro backstage. Ho ballato a Berlino, ho fatto sci sulle Alpi, ho insegnato a Parma e ho volato sull’oceano. Ho fotografato e filmato più di un centinaio di città, comprato souvenir quasi in ogni posto, ascoltato musica nei quattro continenti, percorso la Route 66 nella sua parte finale a Santa Monica, camminato su un red carpet a Los Angeles. Ho viaggiato su tutti i mezzi immaginabili: a piedi, in bicicletta, in macchina, in moto, in treno, in aereo, anche su un airbus A380, sì quello a due piani, proprio quello. Ho guidato qualunque tipo di auto su qualunque percorso ed assaggiato la cucina locale in tutti i luoghi dove è stato possibile.

 

Ho collezionato timbri sul passaporto, serate speciali ed incontri. Ho giocato nel ruolo della personal shopper in un negozio di Vittorio Emanuele con la paura che non entrasse nessuno e c’erano due file di attesa, mi sono fatta truccare innumerevoli volte consapevole dell’incapacità di riprodurre le meraviglie che sono state realizzate. Mi sono goduta il sole, ma anche la pioggia e i cambi repentini del meteo che ti spiazzano. Mangiato caramelle e fotografato ali di aerei durante i voli, ho registrato una pubblicità che doveva andare in onda solo on-line e mi sono ritrovato in tv per tre mesi.

In tutto questo però non sono mai riuscita a stancarmi né ad arginare la mia voglia di scoprire il mondo nella sua interezza. E così, dopo tanti tentennamenti, dubbi e preoccupazioni, ho deciso di partire, di nuovo. Ci vediamo a Singapore

A proposito dell'autore

Girl. Mamma di Gaia&Giada. Ingegnere. Travel addicted. Nata al mare ed incastrata in città. Credo nel web, nella valigia sempre pronta, nell'essere parte di un team e nella qualità del lavoro. Dirigo un magazine online con una redazione di 30 autori ed insegno ciò che ha fatto diventare la mia passione un lavoro.

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2 Risposte

  1. Elisa

    Come ti capisco! Quando Manina aveva nove mesi mi hanno invitata in Polinesia. Dopo tentennamenti, dubbi, preoccupazioni anche io decisi di partire. È stata durissima ma a due anni di distanza sono ancora convinta di aver fatto bene. Buon viaggio