Barcellona è una città mutevole, in continua evoluzione, come l’acqua del mare che non trova mai pace e continua il suo dimenarsi vorticoso. È una città incredibile per i profumi, per i colori, per l’arte disseminata su stili architettonici che ti accompagna via dopo via con lunghissimi abbracci. C’è il mare, l’aria ricca di salsedine che se chiudi gli occhi ti riporta a casa, dove hai lasciato il cuore. C’è questo cielo incredibile che solo la Spagna riesce a regalarmi, questo cielo che otto anni fa mi ha fatto venire la voglia di acquistare una macchina fotografica e scattare con il naso all’insù nuvole e striature del cielo, ombre e segni effimeri lasciati dagli aerei di passaggio sopra la nostra testa. È tutta colpa dell’azzurro, quell’azzurro incantevole ed irriproducibile che ci sovrasta, che non può far altro che farti nascere il desiderio intrinseco di alzare gli occhi e vedere cosa succede sopra di te, sopra i tuoi passi decisi, sopra ai negozi, le chiese e la quotidianità. E basta un weekend per resettare la mente e ripartire, come un motore che si rimette in moto, come una macchina che non smette di solcare l’asfalto verso la sua destinazione. E si riparte, più veloce di prima, con più energia di quando hai lasciato alle spalle Milano verso BCN.

E non importa se hai dormito poco oppure nulla, se le levatacce del mattino ancora le senti sulla tua pelle, se il sole ti ha arrossato le guance ed il caldo ti ha fatto sudare mille camice. Non te ne curi perché hai visto delle persone nuove, hai parlato a fiume di cose talmente private che ti sembra impossibile averle confidate a qualcuno che conosci così poco. Non ti preoccupi del matrimonio di Letizia, dell’abito a sirena della damigella, della fuga dalla conferenza, delle sigarette portate in borsa, dei post-it con la password del wifi, delle regole sorvolate, delle confidenze snocciolate, delle camminate, delle fotografie alle fotografie, dei checkin con l’assegnazione dei posti in prima fila e dell’ultima fila sul pulmino come in gita, della piscina vissuta come i turisti, dell’automobile sulla quale non sei riuscito nemmeno a salire, del calcio balilla ad otto giocatori, della Vichy Catalan, degli scatti incorniciati di un Giappone che non hai ancora visto, delle brioche del mattino rubate in lounge, del tour turistico che sembrava un dejavu, delle caramelle mangiate come fanno i bambini, dei selfie sulla spiaggia, dei voli in partenza, della magia degli aeroporti, delle abitudini in ogni luogo, del desiderio di tornare a casa, del Cacaolat, dei fiori freschi sulla tavola, della passeggiata notturna alla Barceloneta decidendo per un addio al nubilato.

Non ti arrovelli la mente per spiegare razionalmente ciò che è nato senza razionalità, tanto non ci crederà nessuno, tanto dicono non sia successo davvero.

 

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A proposito dell'autore

Girl. Mamma di Gaia&Giada. Ingegnere. Travel addicted. Nata al mare ed incastrata in città. Credo nel web, nella valigia sempre pronta, nell'essere parte di un team e nella qualità del lavoro. Dirigo un magazine online con una redazione di 30 autori ed insegno ciò che ha fatto diventare la mia passione un lavoro.

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