Ho un papà meraviglioso. Uno di quelli che trova sempre la chiave per spronarti, anche se magari sul momento non lo comprendi e ti sembra duro e severo. Un uomo di quelli veri, che nel bisogno c’è sempre stato, nel non bisogno sapevi che c’era silenzioso e pronto. Uno di quegli uomini che corre tenendoti la bici mentre impari a pedalare, che sta lì con te a spiegarti il teorema di Pitagora e che ti insegna a cambiare la ruota della macchina prima di regalartela. Preciso, puntuale, con pochi punti saldi a cui è rimasto legato tutta la vita. Uno per il quale la fatica non è mai stata un problema e che ha fatto della famiglia il suo punto di attenzione. Lo ricordo come una presenza fissa nelle mie giornate anche se ha sempre lavorato, e spesso a distanza, ma ha trovato il modo di esserci lo stesso.
Oggi, mentre sono in sala di attesa ad attendere la visita periodica della combo penso proprio a loro: ai papà. Li vedo, intorno a noi prossime mamme. Sono lì per far parte di questo progetto meraviglioso che è la creazione di una vita e quando chi ci incontra scherza dicendo che ormai “l’uomo ha finito il suo compito” trovo sciocca la frase. Non ha finito, ha iniziato, abbiamo iniziato ora. Perché senza la loro presenza anche questi nove mesi sarebbero diversi. Perché in due la forza non è doppia, è moltiplicata esponenzialmente.
La gravidanza è un’avventura bellissima, fatta di alti e bassi umorali e fisici inevitabili. E noi donne abbiamo forza ed energia per fare tutto da sole, è vero, ma con la mano calda del proprio compagno sulla pancia a tranquillizzare i calcetti è un’altra cosa. Si diventa un duo, si entra a far parte di un progetto che sarà sempre e solo di due persone, di due sentimenti che si sono fusi insieme. Si diventa una squadra e ci si sorregge ed incita a vicenda, si inizia la trasformazione nel fronte comune di genitori.
E li vedo, tesi e nervosi vicini alle loro donne questi uomini che a volte sembrano goffi e maldestri in ambienti a loro così estranei. Ci sono e li vedi sospirare nell’attesa, che cercano di ingannare facendo quelli che sono tranquilli. Ci sono, silenziosi e curiosi. Perché ogni visita è un’emozione alla quale ti prepari ma poi è sempre “di più” rispetto a quello a cui ti eri preparato.
Quindi papà o futuri tali, siateci. Senza paura di sembrare invadenti, senza il timore di fare troppo. Siateci con le parole, quelle dette e quelle silenziose, con i baci e gli abbracci, con la mano che si allunga sulla pancia che cresce, con la curiosità di sapere cosa stiamo provando, con la voglia di far parte anche di questa fase che sembra “lasciarvi fuori” ma per la quale potete fare tanto. Perché noi donne siamo caparbie e create per saper fare tutto da sole, ma con voi è tutto più bello.
Siete speciali ed il vostro amore ci rende invincibili. Quindi, se posso darvi un consiglio, siateci oggi, come domani, come sempre.
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