Chi è cresciuto negli anni ’90, al di là dei generi musicali preferiti, non può non ricordarsi dei Sottotono, il duo composto da Tormento e Fish che, con hit come “La mia coccinella” e “Solo lei ha quel voglio”, portarono le sonorità hip hop e R’n’B al successo in un Paese che ai tempi era ancora poco avvezzo a quel che è poi diventato un genere mainstream.

Tormento è anche protagonista di un tour che sabato 29 ottobre lo vedrà esibirsi nella serata “Kings” al Delubra di Piacenza.

Alcuni potrebbero chiedersi dove sei finito e cosa hai fatto negli ultimi 20 anni

Sicuramente chi se lo chiede è stato un po’ disattento. Sono contento che i miei album da solista, prodotti negli ultimi anni, siano nel tempo diventati un punto di riferimento per i cultori di Funk, Hip Hop e Soul italiano. Sono definizioni che ritengo monumentali e visti i mostri sacri mondiali di questo genere non riesco a paragonarmi ai Grandi. Ho cercato di tradurre questi generi per il pubblico italiano, renderli più “digeribili” creando un ponte tra i grandi classici del Soul e l’orecchio italiano medio. In questi anni ho sperimentato tanto, dalle produzioni come Yoshi ad album davvero sentiti come “Dentro e Fuori”. Chiaramente, come accade in tutti campi nel nostro paese, chi sperimenta è meglio che cerchi fortuna all’estero. La musica rappresenta il livello culturale di un paese e devo dire che la musica che sento in giro rispecchia in pieno la voglia di sperimentare, scoprire, rinnovare che c’è nel nostro paese. Chi ricerca fa sempre fatica. Ma con i potenti mezzi che la tecnologia ci mette a disposizione chiunque può scoprire da se’  la mia discografia, trovarla in streaming e scoprire in questi anni quanta bella musica si è perso. Una cosa che dico sempre è che se ti piacevano tanto i Sottotono non puoi non apprezzare la musica che ho prodotto, non sono cambiato poi tanto. Già “Dimmi di sbagliato che c’è” era una voglia di tradurre Marvin Gaye in chiave Hip Hop. Sono solo andato sulla strada che avevo intrapreso. Se poi mi sono lasciato dietro tanto seguito forse non erano interessati a me, ma solo affascinati dall’aura che una grande esposizione ti da’.
I Sottotono oggi avrebbero più o meno chance rispetto ad allora?
Le stesse, credo. I nuovi rapper che vedo uscire li trovo tanto simili ai Sottotono. Anche noi cercavamo di rompere regole e schemi in cui l’Hip Hop tende a chiudersi. Purtroppo mi dispiace constatare che solo un certo tipo di argomenti attirano. Quando ai concerti dei Sottotono avevamo di fronte sette mila persone in delirio mi sono reso conto che non potevo più parlare di festini e scopate “facili” a base di alcool con così tanta leggerezza. Un artista ha la libertà di raccontare la propria realtà con la massima sincerità ma non mi andava proprio di trascinare chi è più fragile verso esempi negativi. Sarà un caso ma nel momento in cui siamo diventati più positivi il riscontro di pubblico è calato sensibilmente. Che caso strano! Ancora oggi sento ripetermi che il mio album più bello è quello in cui ho detto le peggio porcate.

 

Cosa ne pensi dei cosiddetti talent show e se faresti il giudice in uno di questi?

Sicuramente parteciperei, mi sono sempre buttato in avventure che altri rapper vedevano come il diavolo. Mi piace rompere delle barriere e anche se molti mi rinfacciano ancora oggi scelte troppo folli sono contento di aver sempre dimostrato che, se sei bravo, puoi fare la tua cosa dove vuoi e con chi vuoi. Poi mi piace tanto ascoltare nuovi artisti, scoprire i loro punti di forza e se posso mi piace aiutarli a superare ostacoli che ho incontrato prima di loro solo per questioni anagrafiche.
tormento 29-ottobre
Il tuo giudizio sulla scena hip hop attuale e di quella italiana in particolare.
Come ti dicevo vedo la musica come una rappresentazione della realtà che viviamo. Ci respiro tutta la violenza che vivamo tutti i giorni, puoi trovarci il sesso in cui viviamo immersi. Ci trovi gli zombie delle serie televisive che vanno tanto di moda e quando non è uno zombie è un mafioso che tanto adoriamo in tv. Che sia sudamericano come Narcos o italiano come la nostra Gomorra sono personaggi vincenti nel mondo di oggi, così come una bella tipa che ti mostra le poppe. L’Italia non fa differenza in questo mondo globalizzato. Se vado in un club Hip Hop di Bangkok ci trovo la stessa musica che trovo in un locale Hip Hop di Milano. E di conseguenza i rapper giovani italiani rappano come gli artisti americani o francesi. Lo facevo anch’io quando avevo vent’anni. Sono i modelli che abbiamo e che continuano a ripetersi sotto l’influenza U.S.A. Se ripenso al Funk di Battisti o al Rock di Celentano mi rendo conto che non è un problema della mia generazione, chissà a quando risale quest’influenza americana a livello mondiale. Per fortuna esistono tanti esempi positivi e anche se non fanno milioni di views sono tantissimi e bravissimi. Il web ci da’ l’occasione di scoprire e seguire artisti come Jordan Rakei, Isaiah Rashad, Oddisse, Anderson.Paak e miliardi di persone stupende che ogni giorno producono musica bellissima. Musica che eleva!
Un disco e un libro da portare sull’isola deserta e per quali motivi.
Tutta la musica e i miei libri li porto nel cuore. Sono un accanito lettore e fruitore di musica. Se non posso portare tutte le mie librerie e il vinilame, diventa davvero difficile scegliere due titoli su tutti. Sicuramente su un’isola mi sarebbe molto utile “Introduzione alla Permacultura” di Bill Mollison e Reny Mia Slay. Come creare cibo e ricchezza per tutti senza l’utilizzo di pesticidi e schifezze varie. Molti degli Hippie degli anni settanta oggi hanno creato boschi di cibo e vivono di fonti alternative. E’ a loro che mi piace guardare. Hanno già creato la loro isola felice. Una grande comunità globale che sta cercando il modo di comunicare, con tutte le difficoltà che ne nascono, ma con tanta voglia di stare insieme.
Raccontaci i tuoi progetti futuri.
Ho già pronto il mio nuovo album, spero vedrà la luce con l’anno nuovo. Dentro e Fuori è stata una bella spinta, mi ha fatto scoprire quanta gente ancora ricerca nella musica una voglia di equilibrio. La musica è la nostra terapia. E’ una cosa ancestrale per il genere umano. E’ una medicina che devi imparare ad usare. Può creare squilibri e fortificarli o può essere terapeutica, a noi la scelta. I progetti futuri sono di produrre musica, ma soprattutto diffondere questo concetto per cui la musica fa parte del nostro vivere più del sottofondo a cui spesso la releghiamo.

Articolo scritto e redatto da ANDREA FERRARI | Tutti i diritti sono riservati

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